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Studenti di 15 anni non sanno comprendere un testo scritto? “Non è vero: si svalutano sempre le nuove generazioni. E poi a quali dati ci riferiamo?”

Le parole di Claudio Tesauro, presidente di Save The Children, che ha affermato come oltre la metà dei quindicenni non sappia comprendere un testo scritto, hanno scatenato un dibattito molto intenso sui social.

La dispersione scolastica implicita, cioè l’incapacità di un ragazzo/a di 15 anni di comprendere il significato di un testo scritto, è al 51%. Un dramma, non solo per il sistema di istruzione e per lo sviluppo economico, ma per la tenuta democratica di un paese. I più colpiti sono gli studenti delle famiglie più povere, quelle che vivono al sud e quelle con background migratorio”, queste sono state le parole del numero uno di Save The Children.

Concetto in qualche modo ripreso anche dal Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi:Il Covid ha esasperato questa situazione, ma è una cosa che ci portiamo dietro da molto tempo prima. E non solo i ragazzi: tutto il Paese ha un problema di alfabetizzazione, di diffusione di libri, di formazione permanente che è uno dei punti fondamentali per lo sviluppo di una Paese”.

Su quel “51%” di cui parla Tesauro chi lavora all’interno della scuola e del sistema di istruzione è un numero che non rappresenterebbe la realtà. Ma soprattuto, la vera critica mossa a Claudio Tesauro è la provenienza di tali dati diffusi pochi giorni fa pubblicamente.

Abbiamo provato a raccogliere alcuni commenti sulla questione. Paolo Fasce, dirigente scolastico dell’ITTL “Nautico San Giorgio” di Genova e Camogli (GE), in effetti, contattato da Orizzonte Scuola si mostra piuttosto scettico: “Mi trovo in imbarazzo a commentare il misterioso dato fornito da Claudio Tesauro, presidente di Save the Children. Che il 51% dei quindicenni italiani non sia in grado di comprendere il significato di un testo scritto sarebbe preoccupante se il dato fosse documentato e quindi vero. Si parla delle rilevazioni OCSE-PISA (che coinvolgono proprio i quindicenni), oppure si è interpretato un report INVALSI sulla dispersione scolastica? Non è dato sapere“.

In questo modo, prosegue il dirigente scolastico, pur dovendoci preoccupare delle future generazioni cosa che non siamo disposti a fare se questo comporta sacrifici per la nostra, si alimentano leggende metropolitane che svalutano le nuove generazioni verso quelle vecchie, come accade da migliaia di anni, quindi niente di nuovo. Sarebbe stato più interessante, preoccupandosi della realtà, un contributo su come migliorare il sistema scolastico e la risposta è semplice e nel cassetto da decenni, prigioniera di sindacalismi paralizzanti: l’autonomia scolastica entro la quale sviluppare attivismo didattico. Che la scuola sia costruita per imporre un credo sociale svalutando altre culture, non è ormai un mistero, ma per raggiungere tutti e ciascuno, questo è il nodo da sciogliere. Temo”.

Particolarmente critico anche Marco Bollettino, dirigente scolastico del liceo scientifico Gramsci di Torino: “In primo luogo con ‘dispersione implicita‘ ci si riferisce agli studenti che, pur avendo raggiunto il traguardo del diploma di scuola superiore, alla fine del percorso scolastico si trovano ad avere un livello di competenze inferiore a quello previsto“.

Ovviamente, prosegue il preside, quindi, non si può parlare di quindicenni. E infatti il rapporto Invalsi a cui si fa riferimento (implicito) è quello del 2021 in cui le prove per i quindicenni NON SONO NEMMENO STATE SVOLTE”.

“Non solo – prosegue Bollettino, che ha affidato la sua riflessione a Facebook: “il dato del 51% si riferisce a chi non arriva al livello 3 (su 5) di “competenza”. Bene, il dato di italiano, per le classi quinte della secondaria di II grado, è del 44%, mentre il 51% si riferisce a MATEMATICA“.

Detto questo, prendiamo pure per buono il 44% che è un dato alto e facciamo finta che i Test Invalsi valutino competenze. Chi raggiunge i livelli I e II non è in grado di interpretare e capire un testo? NO“, conclude il dirigente scolastico.

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