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Sulla collina di Mombarcaro varato il veliero dei migranti dell’artista Gian Piero Viglino

Nel pomeriggio di sabato 30 luglio, a Mombarcaro si è tenuto il varo del veliero “Libera-Siamo tutti migranti”, installazione realizzata dall’artista Gian Piero Viglino e da una ciurma di amici, che lo hanno accompagnato in questa avventura.

Realizzata con legno di castagno prelevato da un vicino bosco incolto, la nave di Viglino è ormeggiata in un prato, proprio sotto l’area camper: arrivando dalla provinciale che scende verso Niella o Bossolasco o Alba, la si nota subito. Le strade da Mombarcaro scendono, non c’è verso. È il paese più alto delle Langhe.

Dai suoi 896 metri s.l.m se il cielo è terso, si vede il mare, ed è, a pensarci, l’unico posto sensato dove una nave cuneese può stare. E resterà lì, ha detto il sindaco Simone Aguzzi, a rappresentare simbolicamente il “viaggio”, di chi parte e di chi resta, che non si sa mai se facciano più fatica gli uni o gli altri.

Un viaggio o un’emigrazione al contrario, come quelle che videro gli italiani imbarcarsi per le Americhe nei secoli scorsi, mentre oggi l’America sembra essere la nostra terra, per chi dall’Africa attraversa il Mediterraneo in cerca di fortuna.

Non ne ebbe troppa Viglino durante l’alluvione del Tanaro nel 1994. Il fiume gli portò via casa, laboratorio, opere, tutto quanto. L’amico Filippo Bessone, ex voce dei Trelilu e oggi leader dei “L’Ora Canonica”, lo convince che in qualche modo deve superare il “trauma del Tanaro”, si deve riconciliare con lui.

Nel 2019 lo aiuta a realizzare una barca fatta di ciò che l’acqua trascina a valle, detriti, ramaglie, rifiuti. Sulle sue rive, nei pressi di Farigliano, nasce un’opera estemporanea, dal titolo “Avrei voluto avere una barca”.

Viene smontata dopo qualche giorno, ma non passa inosservata. Ausilia Battaglia, curatrice della mostra d’arte contemporanea “Forme & Colori” intuisce la forza evocativa del progetto, gli prepara il terreno e con l’aiuto di una nutrita ciurma di aiutanti e l’appoggio del Comune di Mombarcaro, Viglino progetta e realizza “Libera”.

È un’imbarcazione dalle linee agili, lunga oltre 30 metri, con un albero maestro senza vele, i cordami in canapa, lo scafo tenuto insieme dalle liane. A poppa c’è un barile, sul ponte è rimasto un “bisùn” di castagno, il bompresso somiglia alla testa di animale che annusa il vento del mare.

La ferita è rimarginata. Viglino è artista schivo, durante il varo lascia a Bessone la narrazione e lui improvvisa ‘l Bastiment, una canzone che racconta come si può navigare e sognare, senza partire mai.

La nave “Libera” non salperà da Mombarcaro, per nessun porto lontano. Sentirà il vento marino, in certi giorni, salire fin lassù.

Sorprenderà e incuriosirà il passante.

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