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Sulle tracce delle Ferrovie del Messico (ANTEPRIMA)

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IL LIBRO È l’8 febbraio 1944 quando a Cesco Magetti, soldato della Guardia ferroviaria repubblicana di Asti, viene chiesto di disegnare una mappa delle ferrovie del Messico. A ordinarlo pare sia il Führer in persona, o forse Goebbels, che reputa la faccenda una questione di vita o di morte. Al povero milite, tormentato da un terribile mal di denti, non resta che una settimana per portare a termine un’impresa bizzarra quanto impossibile. Così comincia il romanzo Le ferrovie del Messico dello scrittore astigiano Gian Marco Griffi, in uscita per i tipi di Laurana giovedì 26 marzo (ma già presentato in anteprima al Salone del libro di Torino).

Centro propulsore della storia è l’epica ricerca di Cesco Magetti, durante la quale si innamora della bella e folle bibliotecaria Tilde, già fidanzata con il partigiano Steno. La storia d’amore tra i due, che rimarrà frustrata, è però soltanto una delle tante sottotrame, perché nelle oltre ottocento pagine del libro si alternano una serie pressoché infinita di personaggi strambi e pittoreschi: fascisti ridotti a caricatura e prossimi alla sconfitta, negligenti burocrati nazisti, partigiani senz’armi, becchini sudamericani, cartografi samoani, ferrovieri comunisti, prostitute e attori da quattro soldi.

Le Ferrovie del Messico (ANTEPRIMA)Tragicomico e brillante, il volume nasce durante la seconda quarantena, quando, nel golf club astigiano di cui Griffi è direttore, il lavoro scarseggiava: «Sono sempre stato appassionato di storia e incuriosito dalla Repubblica sociale. I personaggi mi frullavano in testa ma non trovavo una storia che li legasse, poi in una biografia di Marcel Proust ho scoperto che tra i titoli esotici che giocava in borsa lo scrittore francese c’era quello delle ferrovie del Messico. Ecco l’idea che mi serviva».

Da lì sono iniziate le ricerche e la quasi fulminea stesura del libro, a cui è seguito un intenso lavoro di editing con Giulio Mozzi: «I personaggi hanno avuto una lunga gestazione, ma trame e sottotrame le ho scritte di getto: mi sono trovato a scrivere otto ore al giorno come non mi era mai capitato. Ho utilizzato diari, tra cui quello di un prete astigiano che aveva nascosto ebrei e partigiani, pubblicazioni dell’Israt e archivi di quotidiani, mentre per ricreare il linguaggio dell’epoca mi sono servito di vocabolari. Ma soprattutto mi sono dovuto studiare la storia del Messico leggendo trattati in spagnolo: per inventare una città sudamericana, o per ricreare l’Asti degli anni Quaranta, serve conoscere flora, fauna, meteo. Pure quando tramontava il sole».

Se tra le ispirazioni figurano Gadda, Joyce, Borges e Miller, per la capacità del testo di generare storie su storie, come spiega il canellese Marco Drago nella postfazione – «volendo il libro potrebbe non finire mai» -, non mancano alcuni dei nostri scrittori locali tra i punti di riferimento: «Cesare Pavese mi è servito dal punto di vista linguistico, perché volevo rendere un dialetto astigiano italianizzato, più vicino possibile all’epoca. Per l’argomento storico mi ha aiutato invece Beppe Fenoglio, di cui reputo Una questione privata uno dei testi fondamentali del Novecento».

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Lorenzo Germano

Il romanzo enciclopedico (ANTEPRIMA)

Presentiamo un estratto dalla postfazione dello scrittore canellese Marco Drago

«Quanti piani narrativi si contano in Ferrovie del Messico? Quante digressioni? Quante parodie? Quante citazioni nascoste? Quante citazioni scoperte? Quante citazioni false? Come se non bastasse, i capitoli cominciano tutti con una data e ovviamente saltano avanti e indietro nel tempo, a volte di mesi o di anni, a volte di un solo giorno, e ci si arrende fin da subito all’impossibilità di creare uno schema degli avvenimenti in ordine cronologico, anche perché non aggiungerebbe molto alla lettura del testo. Il libro è ambizioso, lungo e complesso, ma è an- che divertente, commovente e avvincente. In una parola: riuscito. L’uomo che l’ha scritto è un signore della provincia di Asti che lavora in un centro sportivo, per essere precisi dirige un campo da golf (nel libro il golf compare in una delle scene più esilaranti).

Quello che il lettore medio si chiede è: ma come ha fatto questo signore della provincia di Asti, che avrà il suo bel daffare a dirigere il campo da golf, che avrà una vita familiare che comprende una coniuge e dei figli, dei genitori anziani, delle scadenze da rispettare, come ha fatto questo signore a documentarsi così accuratamente per poter scrivere della Asti del 1944 senza sbagliare un riferimento, per poter scrivere con apparente sapienza di Messico, di Germania nazista, del processo attraverso il quale dalla cellulosa si ottiene la carta e così via per un milione di battute? Quello è un mistero che deve rimanere tale. Magari Gian Marco Griffi non esiste. Gian Marco Griffi potrebbe essere un computer a cui è stato insegnato come produrre una cosa che per comodità chiamiamo romanzo. Qualcuno ha premuto start e ne è uscito questo libro. O magari è un collettivo di scrittori, ognuno specializzato in uno specifico ramo della conoscenza.

O magari è solo uno scrittore che è rimasto impigliato nella sua stessa storia, nel suo stesso labirinto, ed è ancora lì che cerca di uscirne».

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La mappa dei luoghi toccati dal romanzo, realizzata dall’illustratrice Silvia Perosino

Marco Drago

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