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VIAGGIO IN ALBEISA, SCRIGNO DELLE LANGHE – James Magazine

Un sorriso e una stretta di mano sincera, onesta, decisa… “Perché è dalla sua stretta che si percepisce la misura di un uomo.” Un motto atavico che riassume l’anima delle Langhe, tramandato di nonno in nipote, che rivive in Marina Marcarino, produttrice e Presidentessa del Consorzio Albeisa – Unione Produttori Vini Albesi, realtà che si occupa di disciplinare l’utilizzo della bottiglia che ospita l’inquilino più esigente di tutti: il vino delle Langhe.

Dal 1973 – grazie all’intuizione di sedici vignaioli (tra cui il visionario Renato Ratti) che ne riscoprirono alcuni esemplari risalenti al ‘700 dimenticati in vecchi infernot – la bottiglia “Albeisa” viene prodotta e regolamentata tramite un preciso Statuto atto a disciplinarne e controllarne l’impiego. Un iconico contenitore, caratterizzato per il marchio impressovi per ben quattro volte sulla spalla della bottiglia, rinato con l’ambizione di consolidare ad ogni nuova vendemmia il naturalissimo trait d’union esistente tra il vino e il suo territorio. A distanza di cinquant’anni la scommessa è stata vinta: quei pochi vignaioli sono diventati oltre trecento e la BOCG (bottiglia di origine controllata e garantita) Albeisa si attesta ormai globalmente ad ambasciatrice di eccellenza, qualità e intima appartenenza al territorio delle Langhe.

Riconosciuti Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 2014, i paesaggi vitivinicoli piemontesi di Langhe, Roero e Monferrato sono ormai affermato sinonimo di cultura enogastronomica di eccellenza, in cui la natura è assoluta protagonista. Le “Langhe” – lett. “lingue di terra”, in piemontese – si sviluppano in un gioco di profili modulati dagli agenti atmosferici, stratificati nel corso di ere geologiche, lungo le colline che dominano il fiume Tanaro e circondano la città di Alba e i suggestivi borghi (Castiglione Falletto, Grinzane Cavour, Treiso, Serralunga D’Alba, per citarne alcuni) che tutt’intorno vi sorgono.

Dal punto di vista vitivinicolo, il terroir langarolo è composto da una varietà di suoli a tal punto variegata da non temere rivali in nessun’altra zona italiana e forse del globo: i terreni marnosi, calcarei, sabbiosi ed argillosi sono spesso tra loro miscelati in una coesione proteiforme che da sempre affascina geologi e appassionati.

Quanto alla base ampelografica, il disciplinare di produzione del Langhe DOC include tutti i vitigni qui tradizionalmente coltivati da generazioni: il succoso Dolcetto, lo speziato Pelaverga, l’eclettico Arneis, la leggiadra Favorita, la potente Barbera e il nobile Nebbiolo, dal quale prendono vita i protagonisti indiscussi del vino Piemontese: il Barolo (il re dei vini) e il Barbaresco, che insieme al Roero costituiscono le tre DOCG della zona albese.

Ma il territorio langarolo è soprattutto una meta turistica a trecentosessanta gradi, poliedrica e legata a doppio filo con i paesaggi naturali che la caratterizzano. Tra i numerosi borghi che costellano le colline, piccole realtà tutte da scoprire come gioielli incastonati tra i vigneti, Grinzane Cavour è certamente un baluardo di storia, fervente esempio del dinamismo delle Langhe. Famoso per il suo imponente castello dell’XI secolo – palazzo storico, residenza del Conte Camillo Benso, che fu anche il sindaco del comune, e odierna sede dell’Asta Mondiale del Tartufo Bianco d’Alba – la collina domina il cuore del territorio di produzione del Barolo e ospita la Collezione Ampelografica Grinzane Cavour, con oltre cinquecento vitigni rari e dai nomi singolari come uva bizzarria, aramon, rèze e mattarella – tutti oggetto di preservazione e studio – coltivati in poco più di un ettaro di terreno.

Dal punto panoramico che offre il castello si può godere di un suggestivo tramonto gustando un aperitivo o sostando presso il ristorante Al Castello condotto dallo chef stellato Marc Lantieri, che ha fatto delle antiche sale nobiliari e delle mura in pietra l’accogliente atmosfera per un’esperienza enogastronomica di assoluto livello, una coccola aristocratica da concedersi con piacere.

Marc Lantieri, chef del ristorante Al Castello

Per un soggiorno distensivo, o un rapido weekend di fuga dalla città, tappa necessaria è il Relais Montemarino, lussuosa dimora che nasce dal recupero di un antico casale ottocentesco situato appena dietro la collina di Barbaresco. Immersa nel verde dei noccioleti, la struttura offre alcuni tra i più suggestivi panorami del Piemonte, che spazia fino alle Alpi e al Monviso, regalando un’oasi di charme tra natura e relax.

Nondimeno numerose sono le attività on the field da praticare. È infatti possibile accompagnare nella tipica cerca del tartufo (altra primizia peculiare di Alba insieme al vino e alle nocciole) il “Trifulao” e i suoi fedeli cani lungo i sentieri boschivi dove si nasconde il prezioso tuber magnatum; oppure avventurarsi per un tour ciclistico in E-bike dell’Alta Langa, guadagnando (anche grazie all’ausilio del motore elettrico…) la vetta delle colline e percorrendo le sinuosità dei dolci declivi costellati di vigneti.

Soste golose, tra le numerose trattorie sparse per i borghi, si raccomandano presso La terrazza da Renza a Castiglione Falletto, per gustare gli antipasti tipici della cucina piemontese – preparati rigorosamente espressi dalla simpatica padrona di casa – godendo di una vista mozzafiato, e presso il folkloristico Ostu di Djun a Castagnito, locale estroso che offre i piatti della tradizione (fassona e cipolline al cucchiaio e tajarin, serviti direttamente dalla padella, sono un vero must), dove vige l’unica regola di stappare solo bottiglie in formato magnum.

La tradizione di generazioni di vignaioli si respira a pieni polmoni nella Langa albese ma c’è la sensazione che non sia più, fortunatamente, una meta “ristretta” da visitare solo nei mesi autunnali ed esclusivamente da chi è appassionato di vino. La cartolina che lasciano le Langhe è quella di un territorio versatile, vitale, che vuole farsi scoprire in tutte le sue sfaccettature attraverso esperienze da vivere in quattro stagioni, un luogo che accoglie e non aspetta che di farsi conoscere col suo sorriso e una stretta di mano sincera.

langhe.net

Brianzolo DOP, convinto viveur e da sempre attratto dalle seduzioni enogastronomiche. Appassionato di birre e fine drinking, diventa sommelier – riscoprendo un debole per i vini dolci -. Tra cantine e ristoranti viaggia alla ricerca della bellezza celata in un calice scintillante di opportunità.

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