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VINOVIP 2022: L’ECCELLENZA IN QUOTA

Lo conoscevano tutti, e tutti ne hanno sempre stimato la creatività, la passione e la professionalità. Pino Khail fondò Civiltà del Bere nel 1974 e fu lui, per primo, a scegliere Cortina d’Ampezzo come luogo perfetto per ambientare uno degli eventi più elitari nel mondo vitivinicolo. Quest’anno, nei giorni 10 e 11 luglio 2022, dopo i difficili anni pandemici a barriera di qualunque iniziativa, VinoVip riprende, andando in scena a Cortina con la sua tredicesima edizione.

L’evento progettato da Civiltà del Bere è un polo di raduno per l’eccellenza del mondo vitivinicolo, un’occasione in cui importanti esponenti del mondo del vino si riuniscono per confrontarsi su temi attuali e centrali all’interno del settore. Nella sua edizione 2022, VinoVip ha alzato il sipario sul mondo del lavoro in campo vitivinicolo ed enologico, affrontando il tema delle nuove competenze e l’importanza della formazione. Sei diverse professionalità collaterali al mondo viticolo hanno parlato alla platea di addetti ai lavori, confrontandosi in una conferenza che ha introdotto le due giornate di VinoVip fra le solide braccia delle Dolomiti venete.

Quello delle nuove competenze è infatti un argomento piuttosto complesso e delicato, che non può prescindere da un criterio fondamentale: la formazione. E a parlare di formazione ci ha pensato Stefano Bianchi, presidente di Foragri – Fondo Interprofessionale per la Formazione in Agricoltura – che ha messo in luce un quadro piuttosto incoraggiante in merito agli investimenti delle aziende sulla formazione dei propri dipendenti, dalla campagna all’ambito marketing. Andrea degl’Innocenti, direttore Milano e responsabile dei servizi digitali alle imprese di Agenzia ICE, ha quindi illustrato progetti attuali ed efficaci per realizzare le migliori strategie promozionali sui canali digitali, nell’ottica di un’internazionalizzazione e di un miglioramento del canale export. Internazionalizzazione, che è anche il cardine dei principali eventi fieristici, come ricorda Gianni Bruno, Exhibition manager Wine&Food di Vinitaly: creare contatti, mettere in relazione le diverse figure e i diversi Paesi facendo rete è lo scopo dei grandi eventi, quelli che si rivolgono oltre confine e ricevono interazioni su scala globale. Non solo performace, tuttavia, come ricorda Andrea Stolfa, CEO del Gruppo Della Toffola: il miglior risultato si raggiunge infatti lavorando sulla digitalizzazione e sull’ottimizzazione dei servizi, comprendendo nei piani di sviluppo l’importante criterio della sostenibilità. Di grandissimo livello è stato l’intervento di Luca Castagnetti di Studio Impresa – studio di consulenza fiscale e societaria – che ha mostrato gli esiti di una grande analisi di performance condotta su differenti aziende vitivinicole nell’arco dell’anno 2021.Conoscere le variabili dei modelli di business, infatti, è molto importante per “meglio interpretare e sviluppare il proprio modello o per finalizzare i propri investimenti”, come asserisce nel suo studio di bilancio il Dott. Castagnetti. Tra i risultati della ricerca si è notato che nei casi in cui venisse registrata una maggiore redditività, spesso vi fosse un pregresso investimento sulla valorizzazione del brand.

Infine, si è posta l’attenzione anche su un altro segmento del settore, quello più agricolo e, se vogliamo, concreto di tutti. Eugenio Sartori, direttore generale dei Vivai Cooperativi Rauscedo, ha parlato della grandissima varietà di barbatelle esistenti e della complessità dell’attività vivaistica in un mondo estremamente veloce in termini di richieste del mercato e di necessità di un ambiente in evoluzione. I produttori sono infatti in ricerca di varietà a lungo ciclo di maturazione e capaci di dare uve ad elevata acidità, per far fronte a un incremento delle temperature destinato inevitabilmente ad aumentare. Il problema ambientale è infatti al primo posto nelle tavole di discussione vitivinicola, poiché la prima cosa da tutelare è proprio la materia su cui tutto il mondo del vino si articola, ossia l’uva. E se negli ultimi anni il mercato vivaistico ha visto sorgere l’alba florida delle varietà autoctone, a cui è stata finalmente restituita la meritata e legittima valorizzazione, il tempo presente impone un’ulteriore brusca curva, in direzione di ciò che possa rendere la coltivazione della vite più praticabile e più sicura in termini di produttività e di resa. Non solo il caldo, tuttavia, costituisce un problema per la viticoltura moderna, ma anche i patogeni, in particolar modo quelli fungini, ormai ben noti ai vignaioli di tutto il mondo. Ecco perché il futuro guarda alle varietà resistenti, studiandone e analizzandone potenzialità e limiti. Al mondo vivaistico starà la sfida di rimanere al passo con l’attualità delle problematiche ambientali, climatiche e fitosanitarie, in un’ottica di costante lungimiranza che è necessaria al progresso.

Parte complementare della conferenza e dei confronti è lo storico Grand Tasting di VinoVip 2022, che ha avuto luogo nella club house del Golf Club di Cortina. Anche quest’anno l’affluenza è stata massima, contando la presenza di 500 persone tra professionisti del settore e pubblico di appassionati, e ben 59 produttori, per un totale di 176 prodotti in degustazione, tra vini e distillati. Una festa in grande stile, insomma, che ha celebrato l’eccellenza del mondo del vino e che ha voluto premiare il principale attore dell’anno 2022 in fatto di promozione territoriale e valorizzazione del vino italiano nel mondo. Il premio Khail è stato conferito, in questa edizione di VinoVip numero 13, a Chiara Lungarotti, AD dell’azienda Lungarotti di Torgiano (PG).

All’interno del parterre più “vip” del vino italiano, la nostra Top 4 si è concentrata sui prodotti che abbiamo prescelto, su quei nomi che riassumono l’eccellenza del vino italiano e della nostra cultura che, per storia e per futuro, è impastata proprio con la terra, tenuta insieme dal vino e dai rapporti umani.

 

DEGUSTAZIONE

 

BIONDI SANTI TENUTA GREPPO BRUNELLO DI MONTALCINO 2016

Se confrontato con l’annata 2015 della Riserva, così solare e morbida, il Brunello di Montalcino Biondi Santi nel 2016 pare quasi austero. In questi tratti sottili, tesi e finissimi, il Sangiovese nel 2016 trova un’eleganza che evolverà in classe allo stato puro. La stoffa delle icone si percepisce già dai primi passi, e quelli di questa vendemmia 2016 sono certamente leggiadri, incisivi senza pesantezza, potenti con grazia. Resta il ricordo della sapidità e del tannino vivido.

 

MONTEVERRO TERRA DI MONTEVERRO 2014

Dalla Maremma toscana proviene una perla di fascino bordolese: un blend di Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot e Petit Verdot, conosciuto per essere il fratello minore del celebre Monteverro. Quei (quasi) otto anni di “esperienza” gli conferiscono tuttavia un timbro specialissimo. Il naso si introduce su note fruttate invitanti, per poi aprire su tracce di liquirizia, erbe officinali e spezie. Il sorso è fresco, teso ma pieno, di ottimo corpo e bellissima finezza. Il tannino è già ben integrato, ma lo diventerà ancor di più, nel tempo, regalando la suggestione del velluto.

 

TENUTA SAN GUIDO SASSICAIA 2019

Il blend di Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc (rispettivamente nelle quote dell’85% e del 15%) più celebre d’Italia si svela nella sua giovane veste di fine ventennio. L’annata 2019 conferma il carattere di nobiltà che marca questo vino come fosse parte del suo codice genetico. Elegante, elegantissimo: naso di liquirizia, tracce balsamiche ed eucalipto. Profumo scuro, tanto ricco quanto ancora impenetrabile; sorso preciso, talmente giovane da essere scalpitante e talmente signorile da essere già smussato, morbido. In sintesi, un vino millimetrico, destinato non a migliorare ma a stupire.

 

TENUTA SANTA CATERINA SILENTE DELLE MARNE 2016

Un bianco, per chiudere. Ma non un bianco qualsiasi. Uno Chardonnay in purezza, vinificato alla maniera dell’avvocato Alleva, ossia in modo assolutamente personale con la garanzia di un risultato perfetto. Le vigne sorgono su un terreno marnoso calcareo, nel Monferrato delle bacche rosse. Colore dorato, intenso, figlio di qualche ora di macerazione sulle bucce. Il naso è complesso, quasi criptico, bisognoso di tempo per srotolarsi in tutta la sua abbondanza. L’ingresso di bocca assume dei toni boisè, che introducono una bellissima profondità, composta da un’anima balsamica e da una più tostata. Fresco e rotondo, fa dell’intensità espressiva e del gusto avvolgente i suoi punti di forza, riassumendo il tutto in equilibrio e pulizia di bocca.

 

vinovipcortina.it

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