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Violenza su anziani in RSA. L’assenza di Infermieri potrebbe influire sui controlli e sulla qualità dell’assistenza.

A proposito delle violenza su anziani in RSA. L’assenza di Infermieri è probabilmente alla base dell’assenza di controlli e della scarsa qualità dell’assistenza.

Le recenti indagini e gli arresti di 4 Operatori Socio Sanitari (OSS) presso la RSA “Stella Maris” di Manfredonia (FG) ha riaperto una cronica discussione sull’assenza di Infermieri nelle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA ed RSSA), Case di Riposo (CDR), Case Residenze Anziani (CRA) e strutture similari.

Da anni, complice la politica e la corta lungimiranza delle dirigenze a tutti i livelli, ci si sta battendo nei fatti per sostituire gli Infermieri in queste strutture, dando sempre più spazio e potere assistenziale agli OSS. In Lombardia e in Veneto, come noto, si sono inventati addirittura i Super-OSS (OSS con formazione complementare), che possono eseguire manovre infermieristiche pur se sotto lo stretto controllo dell’Infermiere.

Ed è proprio qui il punto. Chi come lo scrivente ha lavorato nelle RSA e nelle CRA (e in varie parti d’Italia), sa bene che tra il dire e il fare c’è di mezzo un abisso. Essendo gli Infermieri sempre meno e i Pazienti sempre di più e sempre più esigenti per via delle complessità delle patologie e per l’innalzamento dell’età media dei ricoverati, il tempo pro-capite a disposizione resta pochissimo.

Come fa un Infermiere a turno, ad esempio, a:

  • preparare la terapia farmacologica;
  • somministrare e verificare l’esito della terapia farmacologica;
  • seguire le visite mediche;
  • programmare visite diagnostiche;
  • eseguire medicazioni per lesioni cutanee;
  • intervenire sulle emergenze;
  • controllare gli OSS o i Super-OSS;
  • partecipare ai briefing;
  • preparare i Piani di Assistenza Individuale assieme ad altre figure professionali;
  • intervenire sulle emergenze;
  • ascoltare i parenti;
  • eseguire prelievi ematici, prelievi delle urine o tamponi;
  • posizionare/rimuovere cateteri venosi periferici;
  • posizionale/rimuovere cateteri vescicali;
  • gestire eventuali Cateteri Venosi Centrali;
  • gestire PEG e Sondini Naso-Gastrici;
  • e tutto ciò che compete al professionista sanitario non medico?

Serve una seria riflessione: più Infermieri nelle strutture e meno OSS con responsabilità che non possono avere.

Molto spesso si sceglie di diventare OSS perché l’attestato dà subito la possibilità di lavorare. E’ una sorta di ripiego (anche se ci sono tanti colleghi che lo fanno per passione e non vanno demonizzati per colpa di pochi violenti). Soprattutto al Sud si sfornano continuamente nuovi Operatori Socio Sanitari. Il più delle volte con disagi personali già preesistenti e con livelli di scolarizzazione e di conoscenza dell’assistenza ai minimi termini.

Per l’assenza di Infermieri disposti a lavorare in queste strutture, ma anche se non soprattutto per esigenze economiche le RSA, le RSSA, le CDR e le CRA continuano a spingere per dare più responsabilità agli Operatori Socio Sanitari, facilmente controllabili e soprattutto disposti spesso a sostituirsi ai sanitari (ne abbiamo parlato spesso in passato). E allora capita, anche dal punto di vista numerico, di vedere Infermieri sottomessi agli OSS e i direttori di struttura (quasi sempre ex-Operatori Socio Sanitari messi in posizione di comando non tanto per meriti propri, ma per pressioni sindacali o anche per questioni personali).

Chi non ha mai lavorato in tali ambiti non potrà mai capire cosa accade o può accadere in una struttura come quella di Manfredonia (e qui non centra il Sud, accade la stessa cosa al Nord, al Centro e nelle Isole), dove gli utenti spesso vengono maltrattati o comunque non trattati come dovrebbero.

E la colpa di tutto ciò non è degli OSS, ma degli Infermieri, che hanno concesso fin troppo spazio a figure non preparate cedendo alle pressioni delle aziende private e degli imprenditori. Non aggiungiamo altro per evitare polemiche e querele.

Agli Anziani e ai Diversamente Abili chi pensa?

In tutta questa baraonda ci viene spontanea una domanda: chi pensa agli Anziani e al Diversamente Abili ospitati in queste strutture? O ci ricordiamo di loro sono quando scoppia lo scandalo e ci si trova di fronte all’irriparabile danno?

A voi lettori la risposta: scrivete pure a redazione@assocarenews.it.

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