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Cosa raccontano le trimestrali di Stellantis, Ferrari, Renault, Volkswagen e non solo

Le difficoltà del comparto automotive, ma anche le opportunità, fotografate nei numeri delle trimestrali delle principali Case. In questa prima puntata ci soffermeremo su quelle del Vecchio continente, nella prossima allargheremo lo zoom fino a ricomprendere i marchi USA e asiatici

Mai come quest’anno le trimestrali “parlano”, raccontandoci il momento cruciale vissuto dal comparto dell’automotive. Alla transizione ecologica in atto, che soprattutto in Europa sta portando a una accelerazione sull’abbandono delle motorizzazioni endotermiche (diesel e benzina) a favore dell’elettrico e di finanziamenti in R&D sull’idrogeno, si somma una congiuntura economica che butta nel calderone le asperità legate alla pandemia e al lockdown, alle fabbriche cinesi ancora chiuse fino a pochi giorni fa, fino ad arrivare alla difficoltà di approvvigionamento di semiconduttori e materie prime, all’aumento dei prezzi dell’energia e alla chiusura all’Occidente del mercato russo, che nel suo “piccolo” rappresentava una fonte di reddito sicura per diverse industrie, su tutte la francese Renault.

AUTOMOTIVE, I NUMERI DELLE TRIMESTRALI DELLE BIG

Partiamo da Stellantis che, per forza di cose, visto il numero di marchi inglobati, offre già una discreta rappresentazione di quanto sta accadendo al mercato dell’automotive. Per lo meno a quello occidentale. Spulciando tra i dati comunicati, il Gruppo ha chiuso con ricavi pari a 41,5 miliardi di euro, in crescita del 12% rispetto allo stesso periodo di un anno fa, ma registra consegne consolidate scese del 12%, a 1,374 milioni di unità. E qui si trova già una situazione curiosa, comune in tante altre trimestrali: fatturato in su, consegne in giù, col calo causato principalmente dalla mancata evasione di ordini per l’approvvigionamento di semiconduttori.

QUAL È IL SALVAGENTE DI STELLANTIS?

Il paradosso si spiega, parole del chief financial officer Richard Palmer, “grazie ai prezzi netti, a un miglior mix di modelli e a cambi di conversione più favorevoli”. Insomma, Stellantis tiene grazie alla maggior redditività delle vetture vendute in Europa, dove, in assenza di forniture adeguate dei famigerati microchip, sono stati privilegiati i modelli più redditizi. Palmer riesce perfino a essere ottimista in un periodo come questo: “la guidance per l’intero anno, con margini di risultato operativo rettificato a doppia cifra e flussi di cassa positivi, è confermata, nonostante le condizioni sfavorevoli in termini di approvvigionamenti e di inflazione, grazie al successo dei modelli e alle partnership strategiche”.

E nonostante la transizione ecologica imposta da Bruxelles non piaccia troppo a Carlos Tavares, ad di Stellantis, la crescita di oltre il 50% rispetto all’anno precedente nelle vendite di veicoli elettrici nella regione Enlarged Europe lascia intuire come le motorizzazioni EV permettano al Gruppo di restare competitivo, almeno nei Paesi in cui è stato fatto di più in termini di infrastrutture e agevolazioni. Ma, soprattutto, Stellantis si conferma forte nel Nord America, dove ha generato 20,7 miliardi grazie alle vendite di Jeep.

IL MERCATO DEL LUSSO NON CONOSCE FRENI

Vive in una nicchia tutta sua Ferrari. La Casa di Maranello ha registrato un utile netto di 239 milioni di euro (+16% rispetto ai primi tre mesi del 2021), con ricavi pari a 1,186 miliardi di euro (+17%). Rispetto alle Case che producono utilitarie e berline, le consegne di questo genere di auto di lusso sono state 3.251, ovvero in crescita del 17%. Ma ciò non deve sorprendere: parliamo di numeri infinitamente più piccoli e di un tipo di clientela che, come confermato da altre statistiche su beni di lusso e del made in Italy, non hanno conosciuto crisi nemmeno sotto lockdown.

LA CRISI NON SPAVENTA I RICCHI

Lo confermano pure le trimestrali Lamborghini, con +25% per l’utile operativo e un ritorno sulle vendite di ben il 30%, o, guardando fuori da casa nostra, al di là della Manica, alla Bentley che con ben 170 milioni di Ebit tocca un margine del 20,9%. Quando si parla di lusso, si pensa soprattutto a un marchio: Rolls-Royce: prendendo in esame i risultati del marchio oggi proprietà BMW nel corso del 2021, si nota che le consegne hanno raggiunto il massimo storico di 5.586 unità, con una crescita del 49% sul 2020. Allo stesso modo, nel ’21 Bentley ha registrato un massimo storico con 14.659 consegne e un +31% sul 2020, Lotus un +24% e 1.710 vendite, il miglior risultato dal 2011, mentre l’Aston Martin +82% con 6.182 unità.

LA GUERRA DI PUTIN FA MALE A RENAULT

Ma torniamo a trimestrali di marchi dell’automotive “per tutte le tasche”. Capitolo a parte lo merita Renault, che più di tutte risulta profondamente colpita dalla forte esposizione al mercato russo. In realtà, i dati a nostra disposizione sono solo la punta dell’iceberg, sia perché fotografano solo il periodo iniziale di un conflitto che rischia di durare a lungo, sia perché il contraccolpo vero lo ha subito nelle ultime ore, con la statalizzazione russa dell’AvtoVaz e della fabbrica di Mosca Avtoframos (dove vengono prodotte Duster, Logan, Sandero, Arkana, Kaptur e Terrano). La prima passerà sotto il controllo dell’istituto di ricerca automobilistica e motoristica Nami, la seconda del governo della città. Una nazionalizzazione fulminea, che avrà un impatto durissimo sul titolo francese, tra i più esposti nel Paese, dato che il gruppo guidato da Luca De Meo ricava in Russia il 10% dei suoi introiti. Finora, la trimestrale ci dice che le vendite erano già scese del 17,1% ma, includendo anche il contributo dell’AvtoVaz, si oltrepassa il 30%, per la precisione arrivano a -31,4%.

Anche in questo caso, esattamente come Stellantis, il fatturato, pari a 9,7 miliardi, regge, con un calo di appena il 2,7% grazie ai prezzi e “all’aumento della percentuale di vendite nei canali più redditizi”. In totale, il gruppo ha venduto 552.000 veicoli, in calo del -17,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Guardando ai risultati in Francia, Germania, Spagna, Italia e Regno Unito, il mix retail rappresenta il 69% rispetto al 54% del primo trimestre del 2021. Il fatturato di Avtovaz Renault Russia è stato di 0,9 miliardi di euro, in calo del 15,7%. Il fatturato di Renault Russia ammonta a 367 milioni di euro, in calo del 2,1%. Se si ignorano i risultati del ramo russo, il fatturato del Gruppo ammonta a 8,9 miliardi di euro, in calo dell’1,1% mentre il fatturato automotive è stato di 8,1 miliardi di euro, in calo dell’1,0%.

COSA FANNO LE TEDESCHE

Non ci sono grosse novità per Volkswagen, che pagherà forse più nel prossimo report la produttività a singhiozzo dei suoi impianti in Cina. Nella prima trimestrale l’utile operativo del primo trimestre, escludendo le voci straordinarie, è salito a 8,45 miliardi di euro, rispetto ai 4,81 miliardi di euro registrati un anno prima, con un ritorno operativo sulle vendite che è salito dal 7,7% al 13,5%. I ricavi del trimestre si sono attestati a 62,74 miliardi di euro, a fronte dei 62,38 miliardi di euro registrati l’anno precedente, mentre l’utile già tassato è passato da 3,41 a 6,72 miliardi euro. Il quadro è affine a quello visto per Stellantis: -22% le consegne, tutto sommato benino ( +0,6%) i ricavi.

Sulla medesima linea si mantiene Mercedes, che registra una forte flessione nelle unità vendute: 487 mila automobili, dato “significativamente al di sotto dell’anno precedente” per un calo in percentuale del 9,63 (reggono invece i furgoni, con 88 mila unità piazzate, dato in linea con l’anno precedente, +0,11%) e in controtendenza i ricavi in aumento del 6,1% a 34,9 miliardi di euro, il gross profit che raggiunge quota 7,96 miliardi segnando un incremento del 7,71%, l’ebit aumentato del 10,64% a 5,2 miliardi (con ebit adjusted pari a 5,3 miliardi, +20,45%) e l’utile netto pari a 3,6 miliardi, in aumento del 2,86% rispetto al primo trimestre 2021. Solo il free cash flow industriale ha segnato una diminuzione del 7,69% a 1,2 miliardi e quasi certamente per l’accumulo di scorte per far fronte alle interruzioni della supply chain.

Il gruppo Mercedes meglio degli altri mostra le tante anime del mercato dell’automotive. Bene il lusso, con Mercedes-Benz, Mercedes-Amg, Mercedes-Maybach, molto bene Daimler (Daimler Truck ha visto aumentare le vendite su base annua a 109.000 unità nel primo trimestre del 2022, ovvero +8% e i ricavi sono aumentati del 17% a 10,6 miliardi di euro ed Ebit adjusted a +11% a 651 milioni), si guarda alla necessità di investire sull’elettrico con la gamma Mercedes-Eq ma soprattutto alla necessità di diversificare il rischio puntando su sviluppo software, app e servizi assicurativi, finanziari e online. Al momento è una spesa (-13% a 14,5 miliardi nel primo trimestre), ma i tedeschi sperano che si riveli un investimento.

Infine, chiudiamo la rassegna delle trimestrali delle aziende europee dell’automotive con BMW, che presenta anch’essa un calo del 6,2% nel numero di auto vendute (596.907) controbilanciato dall’utile netto che dai 2,8 miliardi di euro dell’anno precedente raggiunge la doppia cifra e si ferma a 10,2 esclusivamente grazie alla rivalutazione della partecipazione nella joint venture cinese Brilliance Auto Group. Il margine Ebt è stato del 39,3% nel primo trimestre (nel 2021 14%). Senza la rivalutazione della partecipazione esistente e gli effetti di consolidamento derivanti dal pieno consolidamento di Bba, il ritorno sulle vendite del gruppo ha raggiunto il 18,4 per cento. L’utile operativo è aumentato del 12% nel primo trimestre a 3,39 miliardi di euro e i ricavi del 16,3%. Come le altre Case europee, anche queste trimestrali raccontano che la carenza di materiali che ha investito l’automotive ha spinto BMW a concentrarsi sulla produzione di veicoli con margini più elevati, cavalcando la possibilità di determinare i prezzi senza subirli: i prezzi più elevati hanno anche aumentato le entrate del settore leasing, in particolare nei mercati statunitense e britannico e, viene spiegato dal Gruppo, hanno compensato almeno in parte l’aumento di materie prime ed energia.

PAROLA D’ORDINE: GUADAGNARE DI PIU’ A OGNI SINGOLA VENDITA

Insomma, come s’è visto con questa veloce carrellata delle trimestrali dell’automotive, se si esclude il mercato, assai limitato, del lusso, tutte presentano il medesimo quadro: meno unità vendute ma utili in crescita. Questo perché le Case stanno affrontando una crisi dai contorni inediti mettendo in campo tutto ciò che serve ad aumentare la marginalità. Si può dire, insomma, che la parola d’ordine è guadagnare il più possibile a ogni singola vendita.

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