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Case salute, riordino sedi, medici di famiglia e personale: i piani dell’Asl Cn2 per la sanità futura di Langhe e Roero

Novità, ad Alba e Bra, per quanto riguarda le “Case della Salute” (con i vari sinonimi di “Ospedale di Comunità”, “Casa di Comunità e “Centrale operativa territoriale”) che troveranno spazio nei locali degli ex ospedali San Lazzaro e Santo Spirito, dismessi con l’entrata in funzione, in piena pandemia, del nuovo nosocomio di Verduno. A relazionare sull’argomento, principalmente per la struttura albese di via Pierino Belli, il direttore generale dell’Asl Cn2, Massimo Veglio, chiamato a intervenire nella IV Commissione Consiliare permanente del Comune di Alba, riunitasi lo scorso mercoledì 11 gennaio per fare il punto della situazione sul progetto generale di riqualificazione dei due presidi.

“L’Assessorato alla Sanità della Regione Piemonte ha dato il via al perseguimento della destinazione alla riqualificazione dei due presidi di una parte dei fondi ex articolo 20 della Legge per il finanziamento delle Opere Pubbliche. Per questo abbiamo deliberato e redatto uno studio di fattibilità, per un’ipotesi di intervento che permetta un utilizzo della parte storica dei due edifici e, con modifiche più pesanti, sulle nuove ali dei due ospedali. Ad Alba si tratta di un intervento di abbattimento e ricostruzione, a Bra di un intervento con il mantenimento della struttura portante.

Lo studio di fattibilità è stato deliberato e inviato in Regione, che lo ha inserito in un accordo programmatico che prevede la riorganizzazione delle reti territoriali piemontesi, mandando poi al Ministero per le sue analisi. Il Ministero ha chiesto due precisazioni: la prima formale, la seconda relativa all’integrazione del progetto con una planimetria più dettagliata, spiegando dove metteremmo i vari servizi all’interno delle due strutture.

Allo stato attuale abbiamo redatto lo studio con delle linee di indirizzo, pensando di demandare poi a chi progetterà nel dettaglio: nei tre giorni in cui abbiamo ripreso in mano il documento abbiamo ipotizzato delle soluzioni che saranno poi indicative per chi progetterà. In tempi relativamente brevi il Ministero darà parere di congruità generale e la fase successiva sarà l’analisi da parte di un nucleo tecnico.

Il cronoprogramma prevedeva entro fine febbraio il parere definitivo del Ministero, e la nostra previsione è che dovremmo essere nei tempi. Col parere di congruità, la Regione dovrebbe dare l’avallo per cominciare la gara di progettazione, sapendo che il 5% della somma del finanziamento è a carico del bilancio regionale.

Con la gara di progettazione, sulla base dello studio di fattibilità, andremo quindi a mettere a gara, sapendo che la progettazione cuberà una percentuale del costo complessivo. Si dovrebbe arrivare ad affidare il progetto esecutivo e a impostare la gara per l’assegnazione dei lavori e, tenendoci larghi, a inizio 2024 si dovrebbe poter partire con i cantieri.

Quale l’offerta all’interno della Casa della Salute?

“Dovremmo avere due presidi ex ospedalieri fortemente impegnati nell’offrire un servizio non solo come Casa della Salute, ma anche attraverso una serie di servizi che gli standard del Ministero non prevedono. La Casa della comunità ha delle definizioni in termini di metri quadrati non adeguate ai servizi che dovrebbe offrire, contenendo una radiografia di base, un punto prelievi, gli ambulatori per i medici di medicina generale e un primo servizio per il medico specialistico. Riuscire a fare una cosa del genere sarebbe un buon servizio, per dire, a Cortemilia… . Ma ad Alba vorrei dare 1.000 mq ai soli medici di medicina generale, prevedendo una presenza di 10-15 medici, con una sala di aspetto che possa accogliere i pazienti di conseguenza. Il punto prelievi per due ore ha grande afflusso, poi non c’è più bisogno di accogliere persone. Vorrei organizzarlo per accogliere 500 persone in quelle due ore, trasformandolo poi in maniera modulare per fare altre cose, come degli sportelli di ascolto, uno spazio per le associazioni… . Va studiato. Per progettare al meglio questi spazi, sto chiedendo ai medici specialisti: ‘Cosa ti serve per far sì che la tua disciplina abbia un punto di primo servizio sul territorio?’. Vorrei che nei due presidi territoriali ci sia un primo punto di accesso e una risposta anche sul territorio, tenendo Verduno come secondo livello, con strumenti particolari e un supporto maggiore. In questi spazi prevediamo di creare anche delle zone di incontro informazione/formazione. Noi creiamo la struttura, poi vediamo a cosa saranno dedicati gli spazi. Magari il prossimo anno lanciamo l’idea di fare una scuola per fisioterapisti, o un master per dietisti collegato al nostro centro per la nutrizione. Non possiamo fare tutto a Verduno e non avrebbe neanche senso fare tutto lì. Vorremmo sfruttare quello che abbiamo a disposizione, dando anche un supporto socioeconomico ai centri urbani, facendo lavorare le attività commerciali sul territorio. Non è il nostro ‘must’, ma siamo attenti anche a questi obiettivi”.

Un ulteriore spunto di riflessione arriva dai letti CAVS (Continuità Assistenziale a Valenza Sanitaria), cioè posti letto extra-ospedalieri dedicati ad attività di ricovero temporaneo in strutture, pubbliche e private, sanitarie e sociosanitarie accreditate con il Sistema Sanitario Regionale, per favorire il percorso di continuità assistenziale della persona adulta in caso di dimissione ospedaliera.

Spiega Veglio: “L’ospedale di comunità è un arricchimento della struttura: ci sono regioni d’Italia in cui questo livello assistenziale è particolarmente povero, ma in Piemonte non è così. Avremmo bisogno di molti più letti Cavs, anche se non sono convinto che 40 posti in più (quelli che sarebbero previsti nella Casa della Salute di Alba, ndr) servano… . Bisogna ragionare in termini di tipo di servizio che si dà e di cambiamento culturale della popolazione: non è così facile convincere persone che sono in ospedale a essere dimesse in una struttura territoriale. Esiste un rischio di sotto-protezione… bisogna capire come poter garantire giusti livelli di assistenza”.

Un approfondimento merita poi il discorso relativo ai medici di Medicina Generale, i cosiddetti “medici della mutua”.

“I medici convenzionati non sono dipendenti, per cui non posso fare un ordine di servizio, perché sono liberi professionisti che agiscono sulla base di una convenzione – spiega Veglio –. La convenzione prevede che debbano tenere aperto l’ambulatorio per un minimo di 3 ore. Poi ci sono quelli che cominciano alle 8 di mattino e a mezzanotte sono ancora al computer… . Ma ci sono anche quelli che possono fare tre ore e basta. Una cosa è l’ideale, e sarebbe determinare il servizio offerto per decreto ministeriale, ma poi l’accordo convenzionale con i medici di Medicina Generale prevede altro, per cui non mi è possibile intervenire, perché non ci sono gli strumenti, se non trovando la disponibilità dei medici”.

E LE ALTRE SEDI ALBESI DELL’ASL?

Spazio, dunque, alle domande dei commissari, con Fabio Tripaldi (Alba Città per Vivere) a rompere il ghiaccio, chiedendo lumi sulla destinazione futura della parte dell’ospedale utilizzata attualmente per il corso di scienze infermieristiche, una volta che questo verrà spostato nel Cortile della Maddalena, dove i lavori sono ora in corso. Sempre Tripaldi chiede informazioni sul futuro degli spazi utilizzati dall’Asl all’interno dell’ex Convitto in via Vida e dei servizi dell’ASL in via Diaz: saranno assorbiti dalla Casa di Comunità?

Replica il DG Veglio: “Il primo anno di Scienze Infermieristiche è ospitato al momento nell’ex dialisi, nella parte nuova dell’ex ospedale San Lazzaro, parte che andrà incontro allo smantellamento totale. La Scuola andrà alla Maddalena appena possibile e lì verrà ricostruita. Parlando della Casa di Comunità, le indicazioni dello studio di fattibilità prevedono, per l’ala monumentale, un parziale utilizzo: ad esempio, il punto prelievi che attualmente è rimasto nell’ala monumentale, potrebbe essere mantenuto lì, visto che è un luogo vicino all’ingresso e prevede un afflusso/deflusso di numeri importanti di utenti. Si potrebbe lasciare dov’è, con una parte di accoglienza che al momento è un po’ stretta che andrebbe prevista nell’ala nuova. Sempre qui potrebbero trovare accoglienza delle stanze multifunzione di tipo formativo o amministrativo, come ad esempio gli uffici del distretto e una parte dei servizi del Consorzio SocioAssistenziale, quelle che non sono strettamente dedicate all’erogazione di attività cliniche, che richiedono standard diversi.

Il SERT rimarrà dov’è, in corso Michele Coppino, essendo in un edificio di proprietà dell’ASL e considerando che, senza voler creare uno stigma, ha bisogno di spazi protetti e nell’attuale sede ha trovato una localizzazione confacente agli utenti e all’ambiente cittadino. A Bra la situazione è diversa: il SERT potrà essere inserito nell’ex ospedale Santo Spirito, ma prevedendo un accesso a sé agli ambienti. Attualmente, in via temporanea, sfruttiamo gli spazi di via Goito che sono di proprietà dell’ASL.

Via Diaz è già stata svuotata e tutte le attività sono ora all’ex San Lazzaro, proprio perché il concetto è quello di mettere nello stesso posto la maggior parte possibile delle risposte ai bisogni della popolazione sul territorio albese, con l’obiettivo ulteriore di risparmiare affitti passivi in un’ottica di razionalizzazione della spesa. A parte il Convitto, ogni anno paghiamo più di 500.000 euro di affitti passivi, che con la realizzazione della Casa della Salute contiamo di risparmiare interamente, dismettendo gli spazi.

Per l’ex Convitto di via Vida vale un ragionamento a parte, che dipende in primo luogo dal contratto vigente, che scade nel 2029 e andrà onorato fino ad allora. A suo tempo la sistemazione degli spazi aveva previsto dei pesanti lavori di ristrutturazione e chi ha finanziato l’opera ha ottenuto di avere un contratto lungo per rientrare dell’impegno finanziario. Il secondo motivo per mantenere questi spazi riguarda gli uffici amministrativi di supporto all’attività dell’ASL, che possono anche stare in una sede separata. Ci sarà un risparmio rispetto alla spesa corrente di oggi, anche andando a ricontrattare il canone di affitto a prezzi di mercato, ma è una spesa ineludibile fino al 2029.

L’ipotesi iniziale era di trasferire tutta l’attività dell’ASL a Verduno, ma sarebbe stata una follia dal punto di vista dell’organizzazione dei servizi. 25 anni fa si pensava in modo diverso, e non è detto che tra 25 anni si cambierà nuovamente idea… Adesso abbiamo spostato in parte delle attività a Verduno, ma stiamo pensando di riportarle sul territorio, e via Vida ad Alba come via Goito a Bra potranno essere dei polmoni utili per spostare dei servizi, mantenendo magari delle attività di competenza dell’ASL – come ad esempio Servizio Veterinario e SPRESAL – che non riguardano direttamente le persone”.

QUALI SPAZI INUTILIZZATI A VERDUNO?

Maria L’Episcopo (Noi per Alba) ha chiesto delucidazioni sulla percentuale dell’ospedale di Verduno attualmente inutilizzata a livello di spazi operativi.

“Sostanzialmente oggi ci sono 70/80 spazi letto attrezzati per accogliere dei pazienti che non sono utilizzati perché non c’è personale per gestirli. Nel progetto originario c’era uno spazio previsto per una chiesa che viene utilizzato ora come aula di formazione, che non ha però vie di fuga per ospitare un numero maggiore di persone. Con dei lavori potrebbe essere ricavata un’aula con una capienza maggiore, ma servirebbero piuttosto dieci aule per 50 persone, e non c’è lo spazio per ricavarle”, aggiunge Veglio.

I TEMPI DEI LAVORI

Due le domande del consigliere William Revello (Partito Democratico), relativa alla durata dei lavori per il completamento della Casa della Salute e al personale: “Gli ospedali di comunità comporteranno un incremento di personale, anche infermieristico, per la gestione. La Regione ha già previsto il budget nei bilanci futuri, o è ancora oggetto di future decisioni”?

Replica il Direttore Generale dell’ASL: “Il cronoprogramma presentato dovrebbe prevedere due anni dall’inizio dei cantieri alla consegna dei lavori, che sono un tempo assolutamente ragionevole. L’ospedale di Verduno ci ha insegnato tuttavia che non sempre i tempi sono certi… Dipende molto da come si impostano le gare: se la base d’asta è troppo bassa, è facile che le cose non vadano come si programma, così come se il costo dei materiali raddoppia con i lavori in corso, ma queste sono cose imponderabili.

DA 1.700 A 2.300 DIPENDENTI DELL’ASL

Per quanto riguarda il personale, abbiamo già pigiato sull’acceleratore, chiedendo di adeguare il tetto di spesa per il personale. Per la nostra ASL il finanziamento complessivo, che copre tutte le spese dell’azienda, compreso quanto paghiamo per i cittadini residenti che vanno a farsi curare altrove, ammonta a 300 milioni di euro. Il tetto di spesa per il personale era, fino a 20 giorni fa, al livello più basso per tutta la Regione Piemonte. Partendo da questo elemento oggettivo, con la necessità di erogare maggiori servizi per questi 80 posti letto aggiuntivi, oltre alla gestione dei due presidi per i servizi territoriali prevista dal Ministero, aggiungendo ancora l’esperienza sollecitata dalla pandemia che ci porta a migliorare i servizi diffusi sul territorio, come l’assistenza domiciliare e le sedi distrettuali più periferiche, è stato chiesto l’adeguamento del tetto di spesa, macroscopicamente basso. L’ASL di Biella ha la stessa popolazione residente, 170.000 persone, un ospedale nuovo e un territorio che va dalla pianura alla prima montagna, per cui è del tutto comparabile. Il loro tetto di spesa per il personale era di 116 milioni di euro e il nostro di 100 milioni: abbiamo chiesto un adeguamento in questo senso e a metà dicembre ci è stato comunicato che progressivamente potremo arrivare a 114 milioni di euro nel 2024, permettendoci così di inserire nel nostro piano di fabbisogno del personale delle professionalità per coprire la necessità di assistenza dell’ospedale di Verduno, delle case di comunità e del territorio. Dobbiamo ancora fare qualche aggiustamento, ma ora abbiamo buoni margini per arrivare a fare quello che serve. Occorrerà tuttavia che anche i 300 milioni attuali vengano adeguati e aumentati di questi 14 milioni, altrimenti ci ritroveremmo ad avere personale, ma a dover tagliare su altro e sarebbe un controsenso.

Allargando il discorso, l’ASL è passata da 1.700 dipendenti nel 2019 a 2.300 dipendenti al 31 dicembre 2022: 600 dipendenti in più a tempo indeterminato… nessuna azienda può vantare numeri del genere, con un +30%, che sono un piccolo miracolo. Per fare il passo successivo e avere tutte le persone che servono, la strada è ancora lunga, ma è un tema di stretta attualità per il mondo sanitario a livello nazionale, considerando anche che c’è un gradiente di difficoltà maggiore per i luoghi che non sono grandi centri urbani. Verduno ha già cambiato le cose, con il nuovo ospedale, ma per trovare gli altri 600 non sarà facile, in particolare per alcune discipline, come ad esempio i medici legali, medici trasfusionisti, igienisti, …”.

GLI AUSPICI DEL SINDACO BO

In Commissione, chiude il discorso relativo alla Casa della Salute di sindaco della Città di Alba, Carlo Bo. “Speriamo che il Ministero possa confermare la congruità per finanziare i lavori, potendo attingere da questi 40-45 milioni di euro previsti dalla legge 67. Speriamo di poter andare in questa direzione perché rispetto al precedente percorso immaginato questi sarebbero soldi sostanzialmente a fondo perduto, per cui l’ASL avrebbe un risparmio importante. Il timore è che i tempi potrebbero essere diversi da quelli immaginati… . Con il cronoprogramma previsto, partendo dal parere atteso entro fine gennaio, andando a gara entro la fine dell’anno e sperando nell’assenza di ricorsi, iniziando i lavori nel 2024, se terminassero nel 2026 sarebbe qualcosa di glorioso… Nel nostro territorio, come nel nostro Paese, abbiamo esempi come l’Asti-Cuneo o lo stesso ospedale di Verduno che ci insegnano qualcosa sui tempi di realizzazione delle opere non propriamente virtuosi.

In attesa di un incontro con l’assessore regionale Icardi, ragioniamo su numeri importanti con 4.700 metri quadri costruiti ex novo nella parte nuova, oltre a 6.000 metri quadri di recupero dell’ala storica. La pandemia ci ha insegnato che abbiamo bisogno di un vero presidio di medicina territoriale. Inoltre, stiamo parlando di una struttura che, una volta recuperata, andrebbe a rivitalizzare una zona della città a 50 metri da via Maestra.

Monitoriamo un percorso che temo possa essere più tortuoso del previsto e che speravamo potesse già essere partito nel 2023, ma – complici anche i due anni di pandemia – ben venga anche aspettare due anni in più se, grazie a questi 40-45 milioni, l’intervento potrà essere sostanzialmente gratuito. Verificheremo l’iter invitando anche il presidente Cirio e l’assessore Icardi a un prossimo incontro”.

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