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Come cambia la Mappa dei rischi 2023 di Sace

Fatti, numeri, tendenze e scenari. Che cosa emerge dalla Mappa dei rischi 2023 di Sace

La pandemia, il conflitto in Ucraina e la fiammata inflazionistica. Sono questi i tre eventi portatori di incertezza che hanno caratterizzato gli ultimi tre anni. Ai quali si aggiungono i sempre più frequenti eventi naturali estremi causati dal cambiamento climatico.

La Mappa dei Rischi 2023 di Sace, presentata nel corso dell’evento streaming “Stabile Fragilità. Le vie di crescita sostenibile”, prova a tracciare le possibilità per le imprese italiane nonostante l’aumento dei rischi geopolitici, climatici e finanziari.

LA MAPPA DEI RISCHI 2023 COME BUSSOLA PER LE IMPRESE ITALIANE

La Mappa dei rischi vuole essere una bussola per gli investimenti delle aziende italiane, una guida che le accompagni in un contesto internazionale fluido e incerto. “Strumenti come la nostra mappa dei rischi sono oggi più che mai indispensabili alle imprese italiane per continuare a crescere sui mercati in maniera competitiva, sana e sostenibile – sottolinea Alessandra Ricci, amministratore delegato di Sace -. I rischi del credito, politici e climatici dialogano tra loro e vanno letti in maniera integrata, ma emerge con forza il messaggio che sostenibilità e transizione sono priorità imprescindibili su cui investire per sviluppare resilienza e costruire vie di crescita futura per le aziende e per il nostro Paese”.

AUMENTA L’INFLAZIONE E CALA IL PIL

Le aspettative di Sace per il 2023 parlano di un ciclo economico debole: l’inflazione mondiale è stimata in calo attorno al 5% per il 2023, e a calare sarà anche la crescita del PIL mondiale: la flessione sarà dell’1,3, “oltre due punti percentuali inferiore rispetto alle proiezioni pre-conflitto russo-ucraino”, mentre “l’interscambio globale resterà sostanzialmente fermo secondo le stime di Oxford Economics”.

Particolarmente colpiti da queste difficoltà saranno i volumi degli scambi internazionali di beni e di servizi: sui primi pesa la debolezza della domanda, oltre che un rallentamento fisiologico dopo le performance molto positive dello scorso biennio. I secondi, invece, continueranno a beneficiare della ripresa dei flussi turistici post pandemici.

MAPPA DEI RISCHI: LE ECONOMIE EUROPEE FIACCATE DALLA GUERRA IN UCRAINA

Sace ha analizzato le performance di 194 paesi. Il livello di rischio del credito diminuisce per 57, resta stabile per 72, mentre in 65 casi si registra un aumento. L’Europa “risente della pesante escalation della crisi russo-ucraina“, si legge nel report.

Le principali geografie avanzate “presentano un profilo creditizio invariato, con una crescita in rallentamento e conti pubblici frenati dall’onere del sostegno a famiglie e imprese per la pandemia e il caro bollette energetiche, come nel caso di Germania e Francia. Bene Portogallo e Grecia, che lo scorso anno ha rimborsato anticipatamente il debito con il Fondo monetario internazionale ed è uscita dal programma di sorveglianza della Commissione europea”.

UN’OCCASIONE PERSA PER I PAESI CHE HANNO USUFRUITO DI SUPPORTI FINANZIARI

Se negli ultimi anni sono peggiorati gli indicatori di rischio per gli eventi di natura politica, geopolitica e climatica “migliorano gli indicatori di transizione energetica”. A dirlo è Alessandro Terzulli, chief economist di Sace.

Nel campo della transizione energetica le aree di maggiore crescita sono Europa, America Latina e Asia, trainata dalla Cina. “In avanzamento anche l’America settentrionale, grazie ai progressi registrati da Stati Uniti e Canada, mentre il Brasile si conferma a ridosso dei Paesi più virtuosi su scala globale grazie anche al contributo sostanziale dell’idroelettrico e all’espansione del solare”, si legge nello studio.

Terzulli rileva “una generale stabilità del quadro dei rischi del credito globali, senza mostrare tuttavia l’auspicata inversione di tendenza dopo i marcati incrementi dello scorso anno”. Questa, se da un lato è una buona notizia perché, nonostante le circostanze geopolitiche avverse, le principali economie sono riuscite a mantenere un livello di rischio immutato, “dall’altro rappresenta un’occasione persa per quelle geografie che hanno beneficiato di ampi supporti finanziari”.

MAPPA DEI RISCHI: IL SISTEMA IMPRESA ITALIANO È RESILIENTE

Una buona risposta arriva dal sistema delle imprese italiane che si dimostra “resiliente”. Il nostro export “è andato meglio di Francia e Germania – assicura Emma Marcegaglia, presidente e amministratore delegato di Marcegaglia Holding ed ex presidente di Confindustria. La visione per il 2023 è “complessivamente positiva, perché sono state affrontate sfide importanti e, se avremo chiare visioni a lungo termine, possiamo giocare meglio di qualche anno fa”.

SERVE UNA POLITICA CHIARA SULL’ENERGIA

Gli eventi che hanno generato incertezza in questi anni hanno riportato gli equilibri internazionali al centro dell’attenzione anche delle imprese. “La geopolitica è parte integrante delle considerazioni, ma dobbiamo fare più ragionamenti di risk management – ha detto Emma Marcegaglia -. E dobbiamo continuare a consolidare l’alleanza forte tra Sace, banche e imprese“.

Uno dei temi che pesa di più sulla programmazione economica delle aziende è il costo dell’energia. “Credo che, a livello europeo e italiano, per garantire questa continuità di resilienza il tema dell’energia è importante a breve e lungo termine. Serve una politica chiara a breve e lungo termine. E a la decarbonizzazione non deve essere ideologica, ma mettere al centro la neutralità tecnologica – ha concluso Marcegaglia -. Poi bisogna continuare ad investire molto in innovazione. Io credo che va fatto il Fondo Europeo non per rispondere all’Inflation Reduction Act (Ira) degli Usa, ma per investire in nuove tecnologie”.

I MERCATI PIÙ PROMETTENTI E I PIÙ RISCHIOSI

Tra i mercati che offrono maggiori opportunità di crescita ci sono India, Vietnam, Emirati Arabi Uniti, Brasile e Messico. Questi paesi registrano profili di rischio del credito in sostanziale miglioramento in tutti gli aspetti.

L’India, grazie al “progressivo consolidamento fiscale ea una robusta crescita economica”, si posiziona tra i best performer dei principali mercati globali. Tra le economie asiatiche peggiorano le condizioni della Cina dove i “rischi bancari e corporate sono in aumento in relazione a un elevato livello di debito privato“.

Molto più complessa, invece, è la situazione dei paesi dell’area dell’Africa Subsahariana, a causa del peggioramento del rischio politico, mentre è necessario “un approccio selettivo”, rileva Sace, in Medio Oriente e in Nord Africa. In particolare, in Medio Oriente i Paesi produttori di petrolio ed energia hanno registrato un immediato beneficio dall’aumento dei prezzi, con ricadute positive sulle finanze pubbliche. Fanno parte di questo gruppo Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Oman.

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