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Ecco le regioni dove si fa più ricorso ai medici a gettone

Le indagini dei Nas, i rischi per i pazienti e un sistema tutto da riformare perché le cooperative con i medici a gettone non possono sostituirsi al Servizio sanitario nazionale (ma sta già succedendo). Fatti, numeri e commenti

Fanno principalmente 12 ore, lavorano di notte e nei festivi, ma non solo. Sono neolaureati, pensionati, liberi professionisti. Sono i medici a gettone che abbandonano il Servizio sanitario nazionale (Ssn) per mettersi nelle mani di cooperative che li inviano nelle strutture pubbliche dove, da dipendenti, verrebbero pagati la metà o non avrebbero comunque un contratto a tempo indeterminato.

Il problema è che, pur non facendo di tutta l’erba un fascio e ritenendo che il problema sia strutturale, sorgono dubbi sia sulle competenze sia sullo stato psico-fisico con cui questi medici arrivano al turno assegnato da cooperative che spesso agiscono in modo poco trasparente circa i requisiti richiesti ai gettonisti. Ma un’indagine dei Nas, citata da Dataroom del Corriere della sera, mostra cosa succede poi realmente negli ospedali.

L’INDAGINE DEI NAS TRA I MEDICI A GETTONE

I Nas, insieme al ministero della Salute, dalla metà di novembre ai primi di dicembre – fa sapere Dataroom, l’approfondimento del Corriere della sera curato da Milena Gabanelli – ha svolto verifiche a campione su 1.525 medici delle cooperative.

Ecco cosa hanno scoperto. “Sono stati trovati dottori arruolati come ostetrici senza nessuna formazione per fare i parti cesarei, altri in Ps [pronto soccorso, ndr] senza avere competenze in Medicina d’Urgenza, oppure già dipendenti di altri ospedali che facevano di nascosto i doppi turni per la cooperativa, altri ancora sopra i 70 anni e dunque fuori per legge dal servizio sanitario”.

In particolare, 2 medici generici venivano impiegati come ginecologi; 4 medici non specializzati sono stati mandati in Medicina d’Urgenza; 2 avevano più di 70 anni e 1 era dipendente in altri ospedali ma lavorava anche con le cooperative.

COSA RISCHIANO I PAZIENTI

Ma oltre a non avere le adeguate competenze, i medici a gettone, non essendo controllati da nessuno, possono anche lavorare per 24 o più ore di seguito senza osservare le ore di riposo e giovani medici neolaureati senza alcuna esperienza – e, talvolta nemmeno una specializzazione – possono ritrovarsi a dover dare un parere e prendere decisioni.

“I medici che arriveranno non sono stati selezionati dall’azienda sanitaria bensì dalla coop. Sta alla Asl assicurare la qualità della loro formazione e del loro operato. Verranno fatti controlli? E come?”, si chiede Antonio Maria Lanzetti, presidente dell’ordine dei medici, intervistato da Il Messaggero.

Come osservava già lo scorso luglio Valigia Blu, i medici a gettone poi non conoscono l’organizzazione della struttura sanitaria in cui operano, gli obiettivi, le procedure, ma nemmeno il software di gestione delle cartelle dei pazienti, “per non parlare del fatto che quando ritardano i treni o gli aerei, arrivano in ritardo al turni”, aggiungeva il presidente della Società italiana della medicina di emergenza-urgenza (Simeu), Fabio De Iaco.

“A oggi un paziente che entra in ospedale non ha la garanzia che il medico che lo visita abbia tutte le competenze richieste per essere lì”, concludeva De Iaco.

UN SISTEMA TUTTO SBAGLIATO

A Novi Ligure, per esempio, tre giorni fa è stata sospesa in via cautelare dall’attività, in attesa che si faccia chiarezza sul caso, una dottoressa indagata dalla procura per la morte di una donna dimessa dal Pronto soccorso e deceduta poche ore dopo. Come sottolinea La Stampa, “non viene ovviamente puntato il dito sulla coop che ha ingaggiato il medico ‘a gettone’ […], ma su un sistema adottato spesso in Piemonte e che sembra ‘fare acqua da tutte le parti’”, stando alle testimonianze di sindacati dei medici e degli Ordini professionali di alcune regioni.

Ma il risultato di questo panorama lo descrive Lanzetti: “I medici sono troppo pochi. Colpa di politiche errate di programmazione, corsi a numero chiuso e un aumento della domanda. Certo è che introdurre questo sistema di medici a gettone è un disincentivo a partecipare ai bandi pubblici per essere assunti a tempo indeterminato. La sproporzione del compenso è enorme”.

I NUMERI DEI MEDICI A GETTONE

Dataroom che ha quantificato il fenomeno riferisce che, solo nel 2022, nelle principali Regioni del Nord Italia i turni appaltati in Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia-Romagna hanno superato i 100 mila.

In Lombardia, secondo i dati forniti dalla Regione, i turni gestiti dalle cooperative sono stati oltre 45 mila, in Veneto 42.061 e in Piemonte 14.400, ma si riferiscono solo ai pronto soccorso.

Altri numeri diffusi da Dataroom riguardano gli stipendi: “Un medico ospedaliero assunto da più di 15 anni guadagna 52 euro lordi all’ora, per 6 ore e 20 minuti al giorno da contratto (che però vengono sempre superate) per 267 giorni l’anno. […] In totale il salario annuo lordo è poco più di 85 mila euro. Gli stessi soldi un medico a gettone li guadagna facendo 84 turni da 12 ore, poiché la paga oraria minima in Ps e in Anestesia è di 87 euro lordi”.

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