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I vaccini anti-Covid non hanno causato il decesso per arresto cardiaco di oltre mille atleti

Il 4 gennaio 2023 su Facebook è stato pubblicato lo screenshot di un tweet in lingua inglese pubblicato il 3 gennaio dall’utente «Dr. Simone Gold». Si legge che «da gennaio 2021 ad oggi» sarebbero morti 1.101 atleti «per arresto cardiaco». Secondo quanto riportato da Gold, «negli ultimi 38 anni (1966-2004), 1101 atleti di età inferiore ai 35 anni sono morti a causa di varie condizioni cardiache. Lo stesso numero di atleti è morto negli ultimi DUE anni rispetto ai precedenti 38 anni». 

Nel tweet è presente anche la foto di una lettera all’editore di Scandinavian Journal of Immunology, rivista ufficiale della Scandinavian society for immunology, ente che comprende le società immunologiche di Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia. Nella lettera, pubblicata il 21 dicembre 2022 e redatta da Panagis Polykretis e Peter A. McCullough, vengono riportati i dati citati nel tweet oggetto di analisi e si suggerisce che questi decessi sarebbero da collegare alla vaccinazione contro la Covid-19. 

Si tratta di un’informazione fuorviante, che veicola una notizia infondata. Andiamo con ordine.

Innanzitutto, Simone Gold è una dottoressa statunitense che diffonde disinformazione sui vaccini anti Covid-19 e promuove terapie mediche prive di fondamento. Lo scorso giugno, dopo essere stata arrestata, Gold è stata condannata per aver partecipato il ​​6 gennaio 2021 all’assalto del Campidoglio statunitense. 

Peter A. McCullough, uno dei due autori della lettera citata nel tweet di Gold, è un cardiologo statunitense che ha veicolato notizie false e fuorvianti sulla pandemia e sui vaccini anti-Covid. Lo scorso ottobre l’account Twitter di McCullough era stato sospeso dal social per aver diffuso disinformazione sui vaccini contro la Covid-19. A dicembre 2022, poi, dopo l’annuncio del nuovo proprietario di Twitter Elon Musk di ripristinare i profili sospesi, l’account del cardiologo è stato ripristinato.

Passiamo ora al contenuto del post oggetto di analisi. Come prima cosa è importante specificare che il testo da cui provengono i dati riportati nel tweet non è uno studio basato su metodo scientifico, ma una lettera redatta da due scienziati e inviata all’editore di una rivista.

Leggendo il testo, emerge che la fonte del dato secondo cui da gennaio 2021 a oggi sarebbero deceduti 1.101 atleti per arresto cardiaco è il blog Goodsciencing.com. 

Per ottenere questo numero gli autori del blog hanno raccolto notizie di malori e di decessi pubblicati dai media. Come hanno però verificato diversi siti di fact-checking l’elenco delle notizie include anche casi di morti non causate da arresti cardiaci, ma ad esempio dal cancro. Inoltre, nella lista compaiono persone di diverse le età, non solo giovani atleti. Per questi motivi, il dottor Jonathan Kim, capo della cardiologia sportiva presso la Emory university school of medicine e cardiologo per le squadre di football americano, di basket e baseball ad Atlanta (Stati Uniti) ha detto all’Associated press che si tratta di «spazzatura scientifica». Il blog citato come fonte non può quindi essere considerato scientificamente rigoroso e affidabile. 

Proseguendo con l’analisi delle informazioni riportate nella lettera, si scopre che il dato dei 1.101 atleti sotto i 35 anni deceduti tra il 1966 e il 2004 a causa di varie condizioni cardiache proviene da uno studio scientifico peer-reviewed pubblicato nel dicembre 2006 sull’European journal of preventive cardiology (Ejpc). I ricercatori avevano analizzato i dati presenti in alcuni database, come ad esempio Medline e PubMed, per studiare l’incidenza della morte cardiaca improvvisa (Mci) tra giovani atleti. Secondo lo studio, in 38 anni, a causa dell’Mci sono deceduti 1.101 casi atleti di età inferiore ai 35 anni. I ricercatori avevano precisato che lo studio doveva tenere conto di un’importante limite: la Mci nei giovani atleti è sottostimata. Per questo motivo, si leggeva nelle ricerca, in 38 anni in tutto il mondo sono deceduti più atleti rispetto ai 1.101 riportati nello studio. 

Un confronto tra questo dato riportato in un studio peer-reviewed del 2006 e quello inaffidabile di un blog che cita una serie di notizie comparse sui media non può tuttavia essere preso seriamente in considerazione, ha spiegato ai colleghi dell’Afp Neel Chokshi, direttore medico presso la Penn medicine sports cardiology and fitness program in Pennsylvania (Stati Uniti). 

Chokshi ha inoltre aggiunto che i dati presentati nel post che stiamo verificando «non supportano la tesi che i vaccini abbiano causato un aumento della morte cardiaca improvvisa». Al riguardo, diversi cardiologi hanno riferito all’Ap di non aver osservato un aumento sensibile di decessi causati da infarti negli atleti da quando sono iniziate le campagne di vaccinazione anti-Covid.

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