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Le storie dei testimoni

Libro Veltroni

“Storie che parlano di noi. Cronache del bene e del male” di Walter Veltroni letto da Tullio Fazzolari

Il vero senso della Storia è riuscire a farci capire come siamo diventati quello che siamo oggi. E magari lasciarci immaginare come saremo in futuro. Per arrivare a questo risultato servono ma non bastano i manuali, le analisi dei grandi eventi e i riferimenti cronologici. Ci vuole anche una buona dose di umanità e allora bisogna parlare di singole persone o di singoli episodi che in qualche modo hanno caratterizzato il nostro tempo. Walter Veltroni con “Storie che parlano di noi. Cronache del bene e del male” (Solferino, 384 pagine, 20 euro) riesce in un’impresa tutt’altro che facile scegliendo gli esempi più significativi e raccontandoli con la semplicità del cronista attento e curioso.

In sintesi, c’è in un solo libro tutto ciò in cui possiamo riconoscerci. A cominciare dalle paure di oggi causate dalla pandemia che crediamo di avere appena superato senza però nasconderci che ne porteremo le conseguenze. Del senso di solitudine provocato dal lockdown Veltroni fa parlare il cardinale Ravasi e il filosofo e psicoanalista Umberto Galimberti ma soprattutto entra nel vivo raccontando le storie di ragazzi come lo studente Tommaso che in un anno e mezzo ha visto l’aula del suo liceo scientifico soltanto per due settimane. E anche se la didattica a distanza o il lavoro da remoto possono avere qualche aspetto positivo niente può cancellare del tutto quella sensazione che dà la costrizione all’isolamento.

I “testimoni” che Veltroni ha scelto per “Storie che parlano di noi” sono moltissimi ma diversi fra loro tanto da costituire un’antologia di vicende umane. Fanno parte del nostro tempo purtroppo anche gli errori giudiziari e le ingiustizie di ogni genere. È il caso del diciottenne di Alcamo condannato nel 1975 per aver ucciso due carabinieri che sconta ventidue anni di carcere e soltanto nel 2010 viene riconosciuta la sua completa innocenza. Oppure è il caso dell’adolescente romano che viene rinchiuso in manicomio per quarantadue anni e sottoposto a elettroshock semplicemente perché non parlava. Altre storie ripercorrono gli anni di piombo e la tragedia dell’Olocausto con il racconto autobiografico della bambina nata ad Auschwitz che oggi è una signora di 75 anni.

Nelle “Storie che parlano di noi” compaiono a buon diritto personaggi noti che hanno in qualche modo segnato il nostro tempo: da donne di successo come Ornella Vanoni e Raffaella Carrà a protagonisti del cinema e della televisione come Renzo Arbore, Gigi Proietti e tanti altri ancora. Alcuni non ci sono più, come Totò e Monica Vitti, ma è senza dubbio merito di Walter Veltroni collocarli in una sorta di pantheon virtuale ricordandone l’eccezionale bravura. Le storie di persone famose che si susseguono con un ritmo quasi cinematografico usando sia la tecnica dell’intervista sia quella del racconto. Ma il filo che unisce è sempre l’attenzione per la singola persona e in questo Veltroni riprende un po’ lo stile che fu proprio di un grande giornalista come Enzo Biagi.

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