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Oltre lo store: tutti i piani di Apple in India

Dopo un lungo corteggiamento, Apple aprirà a breve il suo primo negozio in India. L’azienda sta puntando moltissimo sul paese, sia per il suo vasto mercato che per le opportunità di manifattura. Tutti i dettagli

Dopo un periodo di gestazione lungo sette anni – l’idea risale al 2016 -, Apple sta per aprire il suo primo punto vendita in India.

L’APPLE STORE A MUMBAI

La compagnia tecnologica di Cupertino ha mostrato qualche immagine in anteprima dello store lo scorso 5 aprile. Aprirà nel Jio World Drive, il centro commerciale di proprietà dell’uomo più ricco d’India, Mukesh Ambani: si trova a Mumbai, la capitale finanziaria del paese, all’interno del complesso di lusso Bandra Kurla.

Non c’è ancora una data ufficiale per l’apertura, ma probabilmente sarà entro aprile, scrive Quartz. Gli Apple Store nel mondo sono 522 in tutto.

Apple sta già lavorando alla realizzazione di un secondo negozio in India, nella capitale Nuova Delhi.

L’apertura dello store a Mumbai è un passo importante per Apple, che finora ha sempre venduto i suoi prodotti e servizi ai clienti indiani attraverso rivenditori terzi autorizzati, oppure tramite canali online (Amazon o la sua versione nazionale, Flipkart).

Dall’altro lato, l’India è una base industriale per gli smartphone di Apple già dal 2017. L’azienda, peraltro, sta continuando a investire in capacità manifatturiera nel paese con l’obiettivo di produrre qui il 25 per cento di tutti i suoi iPhone. Parallelamente, punta ad allargare la sua clientela attraverso dei centri di co-working dotati di Wi-Fi gratuito, sale riunioni moderne e workshop con professionisti di vario tipo.

L’ingresso dei prodotti Apple in India risale al 2008. Ma il vero anno di svolta è stato il 2016, quando l’amministratore delegato Tim Cook vi si recò in visita per incontrare le autorità e ottenere l’autorizzazione a installare una presenza retail. L’azienda, però, non riusciva a soddisfare la quota minima del 30 per cento di materiali di base di provenienza indiana, che il governo imponeva a tutte le società straniere che volessero aprire un proprio punto vendita nel paese. L’obbligo è stato poi allenato nel 2019, a seguito delle pressioni delle aziende straniere; entro l’ottobre di quello stesso anno, Apple aveva già selezionato il complesso Bandra Kurla di Mumbai come sito per il suo primo store indiano, ma la pandemia di coronavirus ha causato un rallentamento dei lavori.

PERCHÉ PROPRIO L’INDIA?

Tutte queste attenzioni per l’India da parte di Apple non sono casuali. Innanzitutto, c’entra la demografia: la popolazione indiana è più grande, secondo alcune stime, di quella cinese (1,417 miliardi di persone contro 1,412). Alla vastità del mercato si aggiunge il fatto che la classe media sta crescendo e ha voglia di spendere: Apple punta a soddisfare questo bisogno con i suoi iPhone, iPad, iMac e così via.

In ultimo, c’è la geopolitica. Tra la Cina e gli Stati Uniti (e i paesi alleati di Washington, di conseguenza) le tensioni politiche sono sempre più forti: Pechino vuole creare un ordine mondiale diverso a quello dominante, a trazione americana; Washington vuole impedirglielo, e sta cercando di arrestare lo sviluppo tecnologico cinese – la potenza economica è la precondizione per quella geopolitica – attraverso delle restrizioni alle esportazioni di tecnologie avanzate per i microchip.

I contrasti tra Cina e America stanno innescando un processo (estremamente complicato, e probabilmente solo parziale) di “riordino” della globalizzazione. I governi e le aziende occidentali – i primi per ridurre la dipendenza da una nazione potenzialmente ostile; le seconde per evitare di finire coinvolte nella guerra commerciale – stanno lavorando per distaccarsi almeno in parte dalla Cina, importantissima postazione manifatturiera un tempo nota come “fabbrica del mondo”.

Le principali alternative alla Cina sono il Vietnam, nazione dinamica del Sud-est asiatico, e appunto l’India. Oltre al vasto mercato e alla manodopera, l’India viene considerata – vista la rivalità con Pechino – un contrappeso politico alla Cina e una nazione più facilmente avvicinabile al blocco delle democrazie occidentali; Nuova Delhi, però, non ha intenzione di schierarsi, come dimostrano i numerosi contatti avviati con la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina.

– Leggi anche: Tutti i piani dell’India per scalare la classifica delle economie mondiali

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