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Tutte le idee di Panzeri su Qatar, Ucraina, Trump e Nato

L’ex europarlamentare prima Pd e poi Articolo Uno, Antonio Panzeri, arrestato nell’ambito del Qatargate, in passato ha sferrato attacchi su Nato, Israele, Trump e l’Arabia Saudita. Ecco come e dove

Non è stata ancora decretata la squadra vincitrice dei mondiali in Qatar che già un’inchiesta della Procura di Bruxelles fa tremare i vertici politici europei. “Da diversi mesi gli investigatori della polizia giudiziaria sospettano che uno Stato del Golfo (il Qatar) abbia cercato di influenzare le decisioni economiche e politiche del Parlamento europeo”, ha confermato la procura federale di Bruxelles.

L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI BRUXELLES

L’inchiesta verte sulle ipotesi di reato di corruzione pubblica, organizzazione criminale e riciclaggio. Tra i fermati a Bruxelles c’è anche Pier Antonio Panzeri, europarlamentare dal 2004 al 2019, prima con l’Ulivo, poi con il PD e dal 2017 aderisce ad Articolo 1, soggetto politico di cui è stato responsabile delle Politiche europee e internazionali. A essere fermate anche la moglie e la figlia di Antonio Panzeri, Maria Colleoni, 67 anni, e la figlia Silvia, 38.

L’ONG DI PANZERI CHE VOLEVA CONTRASTARE L’IMPUNITÀ

Panzeri sviluppa competenze e interessi nell’ambito della politica estera, dei diritti umani e in materia di problemi economici, di occupazione e lavoro e di bisogni sociali. Dal 2019 Panzeri è presidente dell’associazione Fight Impunity, una Ong la cui mission, secondo quanto scritto sul suo sito, è “promuovere la lotta contro l’impunità per gravi violazioni dei diritti umani e crimini contro l’umanità avendo il principio di responsabilità come pilastro centrale dell’architettura della giustizia internazionale”. L’Ong vuole porsi come soggetto terzo tra Stato e individui i cui diritti sostiene di voler tutelare. “Sebbene esistano già una serie di meccanismi a livello internazionale e regionale per vigilare sulla responsabilità degli Stati e degli individui interessati e garantire la responsabilità delle violazioni commesse, è fondamentale rafforzare le azioni e le misure esistenti al fine di aumentarne l’efficacia”. Del board di Fight Impunity fanno parte soggetti di primo piano della politica italiana ed europea, come Emma Bonino (ex commissaria europea e leader di Più Europa con Benedetto Della Vedova) e Federica Mogherini (già Alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza). Presenti anche il premio Nobel per la Pace 2018 Denis Mukwege, l’ex commissario europeo Dimitris Avramopoulos e l’ex primo ministro francese Bernard Cazeneuve.

18esimo Rapporto sui Diritti Globali:

Prefazioni di Pier Antonio Panzeri, Maria Arena e Maurizio Landini, ma sempre con l’introduzione di Sergio Segio (ex terrorista di Prima Linea)https://t.co/QDSkMbxNaj https://t.co/7oXTZQIy6s pic.twitter.com/416IMQbys5

— Riccardo Puglisi (@ricpuglisi) December 11, 2022

LA GUERRA IN UCRAINA E LE RESPONSABILITÀ DELLA NATO SECONDO PANZERI

Nella prefazione del XX Rapporto sui diritti globali, documento a cura dell’Associazione Società INformazione Onlus con la collaborazione della Ong Fight Impunit, Panzeri dà la sua versione sulla guerra in Ucraina. “Un conflitto – la cui prima responsabilità è della Federazione Russa e dell’aggressione territoriale portata avanti – che non si è saputo e voluto prevenire, frenare, mediare e fermare da parte occidentale, degli Stati Uniti e dell’Unione Europea in particolare, accettando la pericolosa strategia di allargamento della NATO sino ai confini russi e talvolta favorendone la drammatizzazione e i concreti rischi di ulteriore degenerazione – scrive Panzeri con Luca Visentini -. Come ogni guerra, comprese le tante altre in atto però nascoste e dimenticate, quella in Ucraina ha visto crimini e violazioni dei diritti umani sui territori direttamente colpiti, ma, al contempo, ha contribuito a nasconderli e “normalizzarli” in tante altre parti del mondo, così come a indurre ovunque processi di ulteriore vulnerazione dello stato della democrazia e del diritto”.

Ventesimo Rapporto sui Diritti Globali.

Prefazioni di Pier Antonio Panzeri e Luca Visentini.

Introduzione di Sergio Segio

(sì, quello di Prima Linea, l’esecutore materiale degli omicidi dei magistrati Alessandrini e Galli)https://t.co/P4N3Lni3HPhttps://t.co/AvG7A6o3Sd pic.twitter.com/zzzwOflXC7

— Riccardo Puglisi (@ricpuglisi) December 11, 2022

LE ESTERNAZIONI DI PANZERI CONTRO IL PREMIER UNGHERESE ORBAN

Dalle colonne dell’Huffington post nel 2020 Panzeri chiamava l’Unione Europea a non abbassare l’attenzione sul tema dei diritti umani. Panzeri puntava il dito contro la “letterale cancellazione della democrazia attuata da Orban non può che vedere una veemente reazione europea. Una dittatura non può far parte dell’Europa”. A questo aggiungeva il restringimento dei con degli spazi e della qualità della democrazia approfittando delle restrizioni imposte dalla pandemia da Covid19. “Solo per citare alcuni esempi: in Iran le autorità stanno reprimendo brutalmente le proteste antigovernative; in Egitto viene arbitrariamente prolungata la carcerazione di Ibrahim Ezz El-Din, difensore dei diritti umani; in Arabia Saudita il principe Salman Bin Abdulaziz al Saud, è stato immotivatamente prelevato dai suoi arresti domiciliari non se ne conosce più il destino; in Algeria Karim Tabbou viene condannato in appello senza la presenza dei suoi avvocati; in Turchia vengono confermate condanne per i manifestanti di Gezi Park, tra cui Osman Kavala; e in Thailandia chiunque critichi le azioni del governo sul Covid-19 o riveli scandali e corruzioni nel settore sanitario subisce pesanti ritorsioni”.

LA CONDANNA DI PANZERI: TRUMP PROVOCA REAZIONE DI ISRAELE

Nel 2018 vi fu una recrudescenza degli scontri tra Israele e palestinesi. Nella “Grande Marcia del Ritorno i manifestanti hanno chiesto che ai profughi palestinesi fosse permesso di tornare nelle terre da cui erano stati sfollati in quello che oggi è Israele. Le proteste riguardano anche il blocco terrestre, aereo e marittimo della Striscia di Gaza da parte di Israele e il riconoscimento da parte degli Stati Uniti di Gerusalemme come capitale di Israele. “Credo che bisogna condannare il comportamento delle forze armate israeliane e tutta la solidarietà va a coloro che sono stati colpiti – disse Panzeri -. Ovviamente, la scelta di Trump di spostare l’ambasciata è una provocazione che sarà foriera di ulteriori problemi non solo tra Israele e Palestina, ma in tutto il Medio Oriente. Tra Israele, Usa e Arabia Saudita si sta costruendo una miscellanea molto pericolosa che può provocare derive pericolosissime”. E a chiamò l’UE a fare la sua parte. “L’Europa non sarà mai in grado di svolgere un ruolo da protagonista se non eleva la dignità di una politica estera. Questo non è dato perché ci sono singoli Stati che in base ai loro interessi particolari agiscono nella geopolitica in modo non unitario”, aggiunse.

QUANDO PANZERI SI SCHIERAVA CONTRO LA SUPERCOPPA IN ARABIA SAUDITA

Sempre dalle colonne dell’Huffington post un suo vecchio articolo del 2019 Panzeri criticava la scelta della Lega di Serie A di disputare la supercoppa Italiana, tra Lazio e Juventus, a Riad, in Arabia Saudita. “Ci sono tanti motivi per cui la Supercoppa non dovrebbe essere giocata in Arabia Saudita. Il fatto che le donne non possano assistere alla partita se non a fianco agli uomini – fatto che ha sollevato l’indignazione dell’opinione pubblica italiana qualche settimana fa per poi finire, come spesso accade, nel dimenticatoio – è solo l’ultimo di una lunga lista”, scriveva Panzeri. E per spiegare l’inaffidabilità del regime ricordava il caso di Jamal Khashoggi, il giornalista saudita del Washington Post che è entrato nel consolato saudita a Istanbul per non uscirne mai più. “La sua colpa è stata quella di pubblicare articoli critici nei confronti del governo saudita, questo gli ha garantito una morte atroce. Non ha saputo balbettare alcuna scusa il principe ereditario Bin Salman. Prima ha negato, poi, di fronte all’evidenza, ha semplicemente aspettato che l’opinione pubblica volgesse lo sguardo da un’altra parte – scriveva -. Siamo tutti consapevoli che l’organizzazione della Supercoppa sia questione privata in cui il denaro come sempre fa da bussola, ma fino a quando potremo continuare a sacrificare i diritti umani e i principi universali in cambio degli affari?”. Questioni che sembrano non valere per il Qatar.

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