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Visione illegale | Lo streaming ha cambiato la pirateria, ma forse c’è una soluzione per risolvere il problema – Linkiesta.it

La diffusione dello streaming ha trasformato l’industria dell’intrattenimento in tutto il mondo, sia sul fronte di film, serie tv e documentari, sia in relazione agli eventi sportivi. La pandemia ha fatto da acceleratore di un fenomeno già in atto, ha velocizzato tutto: le piattaforme sono cambiate, i contenuti si sono adattati di conseguenza. L’evoluzione del mercato, dell’industria, quindi dei metodi di fruizione, ha portato anche un altro cambiamento, meno visibile ma non meno importante: si è trasformata anche la pirateria di contenuti audiovisivi, aggiornando le attività illecite.

C’è stata una dispersione dell’offerta di prodotti in streaming e una frammentazione dei contenuti, con un ovvio aumento dei costi per gli abbonati. Il consumo di video, in generale, e di prodotti trasmessi in streaming ha però moltiplicato i device su cui si possono vedere contenuti trasmessi illegalmente. E sono aumentate anche le stesse tecnologie con cui si possono aggirare gli ostacoli legali: banalmente, sono diventate più rapide e semplici le operazioni necessarie per scaricare illegalmente un contenuto audiovisivo.

«Il settore audiovisivo è particolarmente vulnerabile rispetto alla pirateria, perché ha i costi di produzione più alti dell’intera industria culturale», dice a Linkiesta Federico Bagnoli Rossi, presidente della Federazione per la tutela delle industrie audiovisive e multimediali (Fapav).

Negli ultimi anni il tema della distribuzione illegale dei contenuti si è legato a doppio alla necessità di proteggere investimenti e lavoratori di tutti i settori coinvolti, in un periodo in cui le aziende hanno dovuto fare i conti con nuove difficoltà e bilanci sempre più complicati.

Gli ultimi dati Ipsos evidenziano come il danno potenziale del fenomeno illegale su film, serie e fiction, ad esempio, è pari a 673 milioni di euro, con quasi settantadue milioni di fruizioni perse nel 2021. E il fenomeno è ovviamente sempre più digitale: calano i download/p2p e lo streaming illegale, mentre è in forte crescita il numero di chi ha fruito almeno una volta delle Iptv illecite, passato dal dieci per cento nel 2019 al ventitré per cento nel 2021. Si tratta di 11,7 milioni di individui, anche se gli abbonati ad almeno una Iptv illecita sono 2,3 milioni.

I dati confermano anche che la pirateria in Italia avanza in termini di audience ma decresce in termini di frequenza: i film rimangono il contenuto più visto illecitamente, con il ventinove per cento di incidenza tra la popolazione adulta, seguono le serie/fiction, con il ventiquattro per cento, e i programmi (ventuno per cento).

«Guardando al Sistema Paese – si legge nell’indagine Fapav/Ipsos – il fenomeno dell’illegalità diffusa nella fruizione di contenuti audiovisivi, provoca danni ingenti, sia in termini di fatturato, circa 1,7 miliardi di euro; sia come Pil, circa 716 milioni di euro; sia come entrate fiscali per lo Stato, circa 319 milioni di euro».

La pirateria non solo è un freno per lo sviluppo di un Paese, ma è anche un problema in termini di occupazione: Ipsos stima una perdita di novemilaquattrocento posti di lavoro.

«Lo sfruttamento illecito di contenuti culturali non è l’opera di un quattordicenne annoiato che si diverte a fregare il sistema, ma è un vero e proprio fenomeno frutto di attività criminali che hanno sviluppato una filiera illecita, in cui il singolo consumatore è solo un anello della catena», dice Bagnoli Rossi. L’utente, poi, è a rischio sia dal punto di vista legale, sia dal punto di vista degli attacchi informatici, con violazioni dei dati personali e bancari, oltre ai pericoli sui device attraverso malware e virus.

Meritano un discorso a parte gli sport live: nel 2019 per questa tipologia di contenuto la percentuale di fruizione illegale si attestava al dieci per cento, ma nel 2021 è salita al quindici per cento causando perdite per duecentosessantasette milioni di euro nell’ultimo anno.

Con l’intera industria sportiva già fiaccata dalle chiusure della pandemia, gli effetti della pirateria sono una mazzata insostenibile. Non è un caso che nel mare di emendamenti alla manovra ce ne sia anche uno per l’intervento tempestivo in caso di violazione dei diritti di trasmissione per gli eventi sportivi live.

L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) interverrà modificando la delibera 680 del 2013, ovvero il Regolamento in materia di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica, che è stato ridiscusso mercoledì 14 dicembre.

Il consiglio di Agcom si è mosso seguendo il cosiddetto “emendamento Lotito”, voluto dal presidente della Lazio Claudio Lotito. In particolare, l’articolo 9-bis del Regolamento – così com’è scritto ora – stabilisce che l’Agcom deve adottare un ordine cautelare entro tre giorni dalla ricezione della denuncia e che i provider debbano attuare un filtro entro due giorni ore. Ma poiché gli eventi sportivi durano pochi minuti, un’ora o due, non molto di più. Così i tempi dovranno scendere: la richiesta è stata quella di un blocco dinamico – una procedura basata su una connessione machine to machine, che permetta la segnalazione degli IP da bloccare istantaneamente – da eseguire sull’IP entro trenta minuti.

«Qualora arrivi un ordine cautelare di blocco all’accesso degli indirizzi IP e dei siti attraverso cui vengono diffusi i contenuti illegali, i prestatori di servizio della società dell’informazione devono provvedere a eseguirlo tempestivamente e comunque entro trenta minuti dalla comunicazione», si legge nel provvedimento. La vera svolta sta in un tecnicismo: si passa dal blocco del Dns – aggirabile attraverso Dns pubblici – all’azione diretta sugli IP, che appunto permetterebbe il blocco dinamico e immediato.

Il nuovo regolamento però attribuisce una responsabilità in più anche per la Lega calcio, che dovrà monitorare i server durante la trasmissione delle partite per intervenire col blocco in tempo reale: le chiamate indirizzate agli IP bloccati verranno dirottate all’Agcom, che informerà dello stop alla trasmissione illecita. Ovviamente la Lega dovrà assumersi la responsabilità in caso di errore.

In questo modo si interverrebbe per rendere meno confortevole la fruizione dei prodotti illegali – e non solo a posteriori – a chi segue calcio, basket, volley (ma anche film, serie tv e altri contenuti) dribblando le spese che ripagherebbero gli investimenti delle aziende.

Sempre più spesso i provvedimenti sono diretti a disincentivare l’uso del cosiddetto “pezzotto”, le Iptv pirata, che permettono agli utenti di spendere cifre ridottissime – una decina di euro al mese in genere – per avere a disposizione un mare di prodotti coperti dal diritto d’autore e messo sul mercato dalle piattaforme e dalle pay tv a ben altre cifre.

Un mese fa il Sole 24 Ore spiegava che «adesso per il “pezzotto”, le Iptv pirata, sono stati chiamati a pagare di tasca loro anche gli utenti», citando un verbale emesso dalla Guardia di Finanza in cui si fa presente che le violazioni contestate portano a due tipi di sanzioni amministrative pecuniarie: 154 euro nel caso di utilizzo in maniera illecita di contenuti audiovisivi coperti dal diritto d’autore oppure di 1.032 euro «in caso di recidiva». Sottolineando che ci si trova dinanzi «a un cambio di passo e a sanzioni che per la prima volta vanno a colpire anche gli utenti: cosa spesso annunciata, ma finora mai portata a termine».

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