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I tormenti del Nazareno | L’inopportuno giustizialismo preventivo del Pd sul Qatargate – Linkiesta.it

Anticapitalisti in ritirata: nel Comitatone di saggi che deve scrivere il nuovo Manifesto dei valori del Pd si va correggendo, e di parecchio, l’impostazione che era venuta fuori dalla prima riunione – ne parlammo anche su Linkiesta – quando Roberto Speranza (sorprendentemente co-garante del Comitato senza nemmeno aver ancora aderito al Pd) pronunciò la famosa indicazione politico-strategica: «Bisogna espungere il liberismo che s è annidato nel Pd». Quella riunione sollevò sconcerto soprattutto tra i riformisti che nelle varie riunioni di questi giorni hanno impedito una torsione di 180 gradi rispetto al Manifesto del 2008, riformista e liberaldemocratico, scritto da gente come Alfredo Reichlin e Pietro Scoppola. 

Dunque nella bozza che circola vengono messi al centro il lavoro, la giustizia sociale, l’inclusione, l’uguaglianza in un quadro capace di tenere insieme diritti sociali e diritti civili, essendo chiaro che il sistema economico non debba essere in contrasto con questi obiettivi. 

Un testo dunque più sociale ma ben lontano dalla lotta contro l’ordoliberismo se non addirittura contro il capitalismo, simbologie terminologiche che erano state brandite nei giorni scorsi in vista nemmeno di uno spostamento a sinistra del partito ma proprio di un posizionamento anti-sistema, o quasi. Dopodiché vedremo il testo finale ma da quanto emerge potrebbe sorgere una domanda: perché allora cambiare il Manifesto del 2008? Non bastava aggiornarlo senza questo ambaradan di comitati e sottocomitati?

In ogni caso alla iniziativa della sinistra e degli intellettuali d’area è venuta una reazione da parte di chi è più legato ai fondamenti del Partito democratico del Lingotto: prova ne è anche la riunione che si terrà il 22 al Nazareno (ospiti Enrico Letta, Stefano Bonaccini, Elly Schlein e Paola De Micheli) proprio partendo delle «radici che erano e sono alla base della nascita del Pd, quelli dell’Ulivo ’96 e del Lingotto e delle primarie del 2007», una riunione indetta da veltroniani come Walter Verini, Stefano Ceccanti e Giorgio Tonini ma anche da esponenti di altre aree come Graziano Delrio e Debora Serracchiani. 

Di segno diametralmente opposto un altro appuntamento-seminario, mercoledì 21, di Goffredo Bettini a cui parteciperanno tra gli altri Donatella Di Cesare e Domenico De Masi, intellettuali (più il secondo) vicini a Conte, oltre alla sardina Jasmine Cristallo e figure della sinistra come Luciana Castellina e Mario Tronti, un seminario evidentemente agli antipodi del Lingotto. E dunque, non è che siamo sempre a Veltroni contro Bettini? Al di là della battuta, i tormenti del Pd in questa fase non sono certo solo di tipo teorico. Il partito cerca di reagire con dignità («siamo parte lesa, difenderemo la nostra onorabilità») allo scandalo europeo che sta investendo la sinistra europea e lambendo da vicino il Pd. 

Nella reazione si rischia però di eccedere, per esempio sospendendo dal partito l’eurodeputato Andrea Cozzolino, indicato da Repubblica come «il terzo uomo» dell’Affaire ma che non risulta nemmeno indagato. È il segno che Letta attende solo che gli inquirenti vadano avanti e superino l’immunità parlamentare di Cozzolino con elementi tali per indagarlo, è questione di poco tempo. Ma allora perché non aspettare? Giorni difficili, al Nazareno, giorni nei quali si risente parlare di una possibile uscita di alcuni nel caso di una vittoria di Elly Schlein, se questa vittoria portasse a uno snaturamento della fisionomia riformista del Pd come molti temono, o auspicano.

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