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Tutte le mosse del governo Meloni per tenere a bada la Cina

Meloni Cina

Come si muove il governo Meloni sulla Cina. L’articolo di Giuseppe Gagliano

COME SI MUOVE IL GOVERNO MELONI SULLA CINA

Allo scopo di salvaguardare la sicurezza nazionale, il primo ministro Giorgia Meloni si avvale dei servizi di sicurezza per tutelare il nostro paese dalla politica di proiezione di potenza cinese e dalle sue interferenze sia sul fronte politico che su quello economico.

IL RAPPORTO DI SAFEGUARD DEFENDERS

Già a settembre l’intelligence italiana aveva attentamente preso in considerazione il rapporto della Ong spagnola Safeguard Defenders che denunciava l’esistenza di ben 11 stazioni di polizia cinesi presenti sul territorio italiano.

Queste rivelazioni sono state confermate dal ministro dell’interno italiano che, attraverso un’indagine separata – che era stata posta in essere dalla agenzia italiana di Intelligence e cioè dalla Aisi – aveva confermato la validità di questa inchiesta.

Nello specifico, l’agenzia di intelligence italiana aveva già iniziato a esaminare l’esistenza di questi centri fantasma a settembre verificando nello specifico i dettagli della relazione della Ong e cercando di chiarire come fossero stati istituiti questi centri.

ALLUMINIO E NON SOLO

Sempre nel contesto della tutela dell’interesse nazionale, il 2 dicembre il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto proposto dal ministro delle Imprese Adolfo Urso e dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, allo scopo di introdurre misure urgenti per tutelare l’interesse italiano nel settore dell’alluminio, delle nuove tecnologie e delle infrastrutture, soprattutto in vista di una possibile offensiva nel contesto della guerra economica cinese.

IL GOLDEN POWER

Sempre in questa architettura di sicurezza, il decreto ha approvato una serie di misure innovative per sostenere le imprese che possono beneficiare del cosiddetto Golden Power, che come sappiamo era stato introdotto per la prima volta nel 2012.

GLI INTERESSI ITALIA-CINA

Naturalmente questo non esclude il fatto che l’Italia, pur essendo un’alleata della Nato, abbia però interessi economici rilevanti con la Cina.

A tale riguardo è necessario fare alcune precisazioni di estremo interesse sotto il profilo dell’intelligence. In primo luogo, a novembre l’ambasciata cinese a Roma aveva mobilitato i suoi contatti nella capitale italiana per scoprire perché le lettere di congratulazioni inviate di recente ai membri del nuovo governo di Giorgia Meloni non avessero ricevuto risposte. Le lettere infatti erano state inviate per tastare il terreno in relazione ad una maggiore apertura del nuovo governo verso la Cina.

In secondo luogo, il nuovo governo arriva pochi mesi dopo che Li Junhua si è dimesso da ambasciatore cinese e ha lasciato Roma. Le misure di sicurezza poste in essere dall’attuale governo sono ampiamente giustificate anche dal fatto che il Partito comunista cinese ha incaricato Wang Huning di coordinare i diplomatici cinesi a Roma per contattare aziende e ,in particolare quelle del settore dell’alluminio, e i centri culturali, per perseguire progetti comuni.

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